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Migranti – La via per l’Europa

 

Nel 2014 il numero di sfollati in fuga da guerra e persecuzioni su scala globale ha raggiunto quasi quota 60 milioni; secondo il rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends si tratta del massimo livello registrato fino ad ora, con numeri destinati a crescere rapidamente.

Se guardiamo alla sola scala europea, al termine del 2014 circa 6,7 milioni di migranti forzati avevano raggiunto il continente, mentre la Turchia si attestava come il principale paese di accoglienza di rifugiati al mondo.

I dati più recenti, tuttavia, non sono maggiormente confortanti e sembrano confermare in pieno le stime di incremento esponenziale segnalate dalle principale organizzazioni internazionali. Nei soli due mesi del 2016 gli arrivi di migranti in Italia e Grecia –  infatti – hanno raggiunto quota 120,000 anticipando di circa quattro mesi i numeri registrati nel 2015. Nello stesso periodo, 418 persone sono morte tentando di raggiungere l’Europa, 321 delle quali mentre erano impegnate ad attraversare la cosiddetta “rotta Balcanica”. Quella stessa rotta che i governi dei paesi interessati stanno tentando di rendere impraticabile, attraverso la riduzione del numero di migranti che possono attraversare i loro confini.

È ormai chiaro da tempo che ci troviamo di fronte ad una delle più grosse crisi umanitarie che la storia recente abbia conosciuto, ad un assoluto cambio di paradigma che sta costringendo tanto i governi nazionali quanto quelli sovranazionali a rivedere le politiche di gestione, accoglienza e integrazione dei flussi. Allo stesso tempo, si tratta di temi intorno ai quali – si è reso ancora più evidente nelle ultime settimane – rischiano di giocarsi le sorti e la tenuta dell’Unione Europea.

Il risultato al momento è la crescita esponenziale della tensione all’interno dei paesi membri, con risposte diverse da parte tanto dei cittadini quanto dei governi nazionali; mentre si moltiplicano le forme di accoglienza e i tentativi di individuare risposte positive alla crisi, sono altrettanto dilaganti sentimenti di intolleranza che hanno portato alla definizione di scelte respingenti – soprattutto da parte di alcuni degli stati che si trovano sotto la più forte pressione migratoria.

In questo quadro, quell’Unione mai veramente realizzata, comincia a mostrare la sua debolezza strutturale; non solo e non tanto nella sua dimensione politica, quanto nella definizione – prima di tutto – di un insieme di valori condivisi quale asset a partire dal quale un meccanismo maturo di cittadinanza europea possa essere costruito.

Il Progetto

Il quadro di incertezza entro cui si muove il fenomeno migratorio si acuisce maggiormente se si considera il contesto nazionale (ma anche quello internazionale) come un insieme di mico-contesti in cui le politiche producono effetti diversi sia in termini di applicazione che di esiti.

Il risultato è un sistema fortemente frammentato in cui – in termini di conoscenza e capacità di sostegno – prevalgono contesti ed esperienze note a fronte di altri che restano “periferici”. Tale frammentarietà si riscontra sia a livello istituzionale che nel privato sociale; le variabili di queste difformità sono indefinite e da rintracciare a livello dei contesti locali.

Si potrebbe pensare al differente numero di personale in forza presso ogni ufficio, alla capacità delle strutture di sviluppare buone prassi che spesso però restano confinate al luogo in cui hanno preso vita, all’esperienza sviluppata negli anni da alcuni singoli individui o organizzazioni. La collocazione geografica, la formazione del personale, le modalità di erogazione dei fondi e la diversa attenzione nel controllo o nella promozione. Un insieme di questi fattori tali da produrre un approccio che, pur nel tentativo di superare lo stato d’emergenza, non riesce del tutto a sviluppare politiche di lungo periodo in cui strutturare sistemi virtuosi capaci di vivere nel tempo. Le realtà operanti sul territorio ad ogni livello sono costrette a lavorare sull’oggi per fronteggiare il flusso costante di arrivi,  quello che appare necessario è che si costruiscano intorno alle stesse le condizioni per aumentarne l’incisività, e per renderle parte di un sistema che si riconosca come tale.


L’obiettivo

 

RENA, facendo leva sulla rete di soggetti e organizzazioni che ne fanno parte e di cui fa parte a sua volta, vuole provare a fare sistema con l’obiettivo di:

  1. Produrre un’informazione migliore e più dettagliata su come le politiche di accoglienza e integrazione vengono declinate a livello locale.
  2. Mappare i soggetti e le esperienze che lavorano sia all’interno del sistema istituzionale che al di fuori di esso.
  3. Costruire occasioni di confronto e di messa in rete tra questi soggetti
  4. Costruire occasioni di confronto tra questi soggetti e gli attori istituzionali (a livello locale, nazionale ed europeo).
  5. Individuare punti di forza e di debolezza del sistema di accoglienza e integrazione nel suo complesso soprattutto in termini di differenze tra le varie realtà territoriali.

Il come

 

A partire dalla disponibilità delle antenne locali, prestando attenzione ai contesti particolarmente sensibili al tema, promuovere una serie di incontri in cui da un lato discutere in tavole rotonde con operatori del settore, dall’altro confrontare l’esperienza dei practitioner con quella degli attori istituzionali.

In particolare sui temi che riguardano: l’informazione, la formazione, l’accoglienza e il lavoro.

L’idea è quella di procedere con una mappatura iniziale delle organizzazioni che lavorano tanto all’interno del sistema istituzionale quanto al suo esterno; fare emergere già in una prima fase di intervista e interlocuzione alcuni temi e questioni cruciali riguardo agli ambiti individuati per poi portare a confronto queste realtà in una giornata di lavoro comune.

Firenze | 5 marzo 2015

 

Sabato 5 marzo a Firenze è successa una cosa che, almeno in Toscana, non era mai successa prima: 140 persone provenienti da tutta la Regione e da mondi ed esperienze diversissime, hanno discusso per un’intera giornata per rispondere alla domanda

Come possono collaborare migranti e comunità locali per generare valore sociale?

Abbiamo voluto provare a rispondere a questa domanda dopo un incontro con Ezio Manzini organizzato negli spazi di Impact Hub a Firenze ai primi di dicembre.

E così, esattamente tre mesi dopo quel primo appuntamento, abbiamo provato a “mettere insieme i pezzi” che possono comporre il sistema dell’accoglienza in Toscana invitando a discutere attori attivi sul territorio ma che non necessariamente collaborano o hanno occasioni di confronto.

Insieme a loro abbiamo cercato per un giorno di uscire dall’emergenza, per pensare come trasformare il tema migrazioni da elemento di crisi a valore e opportunità per le persone e i territori. Per farlo abbiamo chiamato Regione Toscana e Comuni, associazioni di volontariato, grandi ONG e gruppi informali portatori di esperienze di innovazione sociale, cooperative sociali e ricercatori universitari, giovani “italiani di seconda generazione” e richiedenti asilo arrivati da pochi mesi.

Alcune delle proposte forse diventeranno nuovi progetti, altre prenderanno altre strade, quel che è certo è che la giornata di sabato ha lasciato nuove relazioni fra persone che da prospettive diverse hanno a cuore gli stessi problemi, ha permesso di scambiarsi informazioni, soluzioni ed esperienze, ha generato pensieri nuovi e forse una nuova consapevolezza di quel che si può fare collaborando.

Roma | 12 novembre 2016

 

Il 12 Novembre scorso, a Roma, presso La Città dell’Altra Economia, RENA ha organizzato un’importante giornata del nostro Cantiere Migrazioni, dal titolo “Migranti: pratiche innovative e visioni di sistema”.

Un momento di “ibridazione”, pensato per far conoscere fra loro i partecipanti, creare reti e sinergie.

Abbiamo voluto aprire in questo modo un dibattito sulle iniziative ed i progetti che si sviluppano a livello locale, oltre che creare un’occasione di confronto tra attori diversi: associazioni, organizzazioni e istituzioni che si occupano ogni giorno di inclusione dei migranti sul territorio romano hanno incontrato infatti, allo stesso tavolo, fondazioni, università e innovatori sociali.

Ai 4 tavoli tematici – Formazione e lavoro, Agrifood, Accoglienza abitativa, Cultura e sport – hanno partecipato più di 100 persone. Insieme, per cercare di creare una visione condivisa su uno dei temi più divisivi del momento: le migrazioni.

Il gruppo di lavoro di Roma ha redatto il report di questa proficua giornata, restituendo una densa sintesi di quanto emerso dall’incontro, per noi di importante e profondo significato. Esso contiene le indicazioni emerse dal dibattito che verranno presentate ai soggetti istituzionali coinvolti.

A questo seguirà la predisposizione di una mappa online che permetterà la visualizzazione delle esperienze territoriali mappate, che potrà essere aggiornata ed implementata, per avere una visione di insieme e permettere l’agile riconoscibilità delle best practice romane attraverso la loro geolocalizzazione e schede descrittive.

Buona lettura!