19 novembre 2012

Correre, correre senza fermarsi un momento… questa è stata per me la parola d’ordine per circa dieci anni. Finita la maturità ho cominciato i corsi di preparazione per il test d’ammissione alla facoltà di medicina, quel fatidico numero chiuso rappresentava  l’ultimo ostacolo al percorso professionale che avevo deciso di seguire.  Superata quella barriera per sei anni, semestre dopo semestre, un susseguirsi incessante di lezioni, esercitazioni, tirocini ed esami mi portò ad un’altra importante scelta, la scuola di specializzazione.

Che cosa volevo fare da “grande”? Non avevo nemmeno il tempo di chiedermelo… in quel momento dovevo scegliere e soprattutto farlo in fretta, con la stessa fretta con cui mi ero affannato a finire gli esami e a preparare la tesi, dovevo decidere che tipo di medico sarei stato per il resto dei miei giorni… ma nel frattempo una certa inquietudine mi turbava, esperienze di scambi universitari (Messico e Brasile) mi avevano fatto scoprire come fosse interessante, appassionante e motivante un ambiente professionale internazionale e multiculturale, qualcosa stava cambiando nella mia frettolosa carriera.

Dovetti comunque fare una scelta rapida e passai così il test di ammissione alla scuola di specializzazione in urologia, questa volta deciso ad utilizzare la mia professione per viaggiare, cambiare culture e realtà attraverso esperienze in diversi ospedali in Italia, in Europa e nel mondo.  Alla fine di quel lungo percorso, erano passati ormai più di dieci anni dagli esami di maturità. A Parigi, nell’ultimo ospedale in cui ho lavorato, compresi e accettai che non volevo più continuare a fare l’urologo. Momento complicato a tratti deprimente… era stato talmente difficile accettare di avere sbagliato che farlo accettare alla propria famiglia ed alla società in generale sembrava impossibile. Adoro la medicina e l’urologia mi aveva permesso di fare un’importantissima esperienza di vita: la sala operatoria. Ma mi sono detto “non, je ne regrette rien” (No, non rimpiango nulla), cambio comunque tutto! Voglio lavorare nella cooperazione internazionale!

Non ho cancellato il mio passato l’ho soltanto riadattato alle mie necessità, ho fatto un master di un anno in cooperazione ed ho cominciato uno stage all’UNESCO. Da quel momento, a poco a poco, mi sono creato una nuova figura professionale: l’esperto in cooperazione per lo sviluppo scientifico.  Mi occupo di tematiche scientifiche legate alla salute, la promozione della ricerca scientifica come strumento per lo sviluppo economico e sociale.

Se dovessi rimproverarmi qualcosa, ma soprattutto se dovessi dare un consiglio a chi ancora deve fare delle scelte – come gli studenti a cui RENA si rivolge con il progetto (In)formiamoci – direi “rifletti, prendi il tuo tempo”. Spesso, per essere considerati dei buoni studenti, si segue un percorso ciecamente, su pressione sociale o familiare, senza chiedersi veramente cosa ci renda più soddisfatti. Non si osa pensare al cambiamento ma in realtà il cambiamento ci arricchisce e ci rende più interessanti… almeno nella mia personale esperienza!

 

 

 

(In)formiamoci


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