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<title>Rena - Rete Per L'Eccellenza Nazionale</title><link>http://www.progetto-rena.it/dblog/</link>
<description>Rena - Rete Per L'Eccellenza Nazionale</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Sentenza Google: chi è responsabile dei contenuti sul web?]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img height="129" src="/public/z06netneutralitzy.jpg" width="120" align="left" alt="" />Se siete arrivati a questo articolo è perché siete dei navigatori del web. Utilizzate motori di ricerca, scrivete le email, avete un profilo Facebook. E proprio a voi – a noi – si pone un <strong>delicato dilemma: chi è responsabile del contenuto di un video caricato sul web?</strong> Chi lo gira, chi lo carica, chi lo ospita o chi lo diffonde? A partire da oggi, la risposta sembra essere la terza: ha oneri e onori dei contenuti del web la “casa” che li contiene. Contestualizzando alle più recenti notizie, la responsabilità è di Google. </p>
<p>Alla fine, infatti, <strong>il gigante ha perso la sua battaglia</strong>: è notizia fresca la condanna di tre dirigenti dell’azienda per aver pubblicato, nel 2006, il video di un disabile maltrattato da alcuni coetanei. Secondo il Tribunale di Milano i tre sono colpevoli di diffamazione e violazione della privacy; la pena, sei mesi di reclusione.</p>
<p>Certamente il video del giovane disabile è stato visto da diversi utenti, prima di essere - prontamente - rimosso da Google. Si tratta di un fatto deplorevole in cui è stata lesa la dignità di un individuo. <strong>È irreprensibile la determinazione dei giudici nel ricercare dei colpevoli; ed è essenziale che la società provveda a identificare nuove misure e strumenti</strong> per tutelare la privacy sul web - soprattutto quella di chi non può farlo autonomamente.</p>
<p>Senza cadere in sterili “accuse ai giudici”, il cui operato è di indubbio valore e tutela la legalità in Italia, è comunque lecito chiedersi: Poste Italiane è responsabile del contenuto delle lettere che consegna nelle nostre case? Se la risposta è “no”, allora dobbiamo fermarci e riflettere. E cercare di capire cosa sta succedendo – oggi - in Italia con le normative che regolano internet. È infatti notizia recente la revisione della bozza del <a href="http://www.progetto-rena.it/public/post/il-telescopio/113-cittadinanza-attiva-e-internet-libero.asp">“Decreto Romani”:</a> attuando una direttiva europea, il testo prevede anche la regolamentazione di internet, considerato un “servizio di media audiovisivi e radiofonici”.</p>
<p>Alla base della sentenza Google c’è il principio, chiarito dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che “il diritto d’impresa non può prevalere sulla dignità della persona”. Inopinabile e condivisibile. Ma è ragionevole ritenere responsabile di un contenuto esclusivamente chi lo ospita (non chi lo produce), soprattutto si tratta di milioni di video? Cosa succederebbe se Google (o un altro provider) improvvisamente si rifiutasse di essere “responsabile” e cancellasse tutti i contenuti di terzi? Non sarebbe forse meglio educare a una <strong>maggiore responsabilizzazione di tutti</strong>, ma proprio tutti, gli internauti? A voi la parola!<br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.progetto-rena.it/dblog/articolo.asp?articolo=120]]></link>
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	<dc:date>2010-02-26T08:30:04+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Daria Santucci</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[New skills for new jobs: action now! ]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img style="WIDTH: 233px; HEIGHT: 150px" height="107" alt="" src="/public/z07cedefop.jpg" width="100" align="left" />Nel dicembre 2008 la Commissione Europea lanci&ograve; un&rsquo;iniziativa politica volta a costruire legami pi&ugrave; solidi tra mondo della formazione e mondo del lavoro. L&rsquo;obiettivo era assicurare una maggiore coerenza tra le competenze generate dai poli educativi e i bisogni concreti dei datori di lavoro. Al tempo stesso, bisognava garantire un monitoraggio costante sulle evoluzioni del mercato del lavoro e dei relativi bisogni formativi. </p>
<p>Il gruppo di esperti creato a tale scopo ha recentemente evidenziato - in una conferenza tenutasi a Bruxelles il 4 febbraio dal titolo &ldquo;New skills for new jobs&rdquo; - che una delle maggiori sfide dell&rsquo;Europa da qui al 2020 sar&agrave; proprio quello di comprendre come ampliare e&nbsp; qualificare il portafoglio di competenze degli individui, affinch&egrave; siano in grado di generare nuove forme &ndash; non solo nuovi posti - di lavoro e di dotarsi delle capacit&agrave; per gestirle al meglio.&nbsp; </p>
<p>Secondo le ultime proiezioni di CEDEFOP (Centro Europeo per lo sviluppo della formazine professionale)1 sull&rsquo;evoluzione della domanda e offerta di competenze in Europa, entro il 2020 saranno creati 7 milioni di nuovi posti di lavoro, a cui si aggiungono i 73 milioni di opportunit&agrave; lavorative frutto della naturale evoluzione del mercato (pensionamenti o mobilit&agrave;).&nbsp; <br />Se dal lato della domanda di personale le proiezioni evidenziano che la richiesta di capacit&agrave; e competenze &egrave; in costante aumento, dal lato dell&rsquo;offerta si registra un trend simmetrico, con una diminuzione delle persone meno qualificate (anche dovuto al ricambio generazionale) e l&rsquo;aumento di persone altamente o mediamente qualificate. Tuttavia, le previsioni suggeriscono un ulteriore appesantimento della tendenza gi&agrave; in atto, che vede molte persone con qualifiche elevate ricoprire posti di lavoro di basso profilo. Le ricerche di Cedefop suggeriscono che il problema non &egrave; tanto essere &ldquo;sovraqualificati&rdquo;, ma &egrave; il sotto utilizzo di qualifiche e competenze a costituire una seria minaccia per il benessere degli individui, delle imprese e della societ&agrave; nel suo complesso. <br />Per poter affrontare al meglio le evoluzioni atto &ndash; e anticipare le risposte &ndash; i decisori politici devono quindi fare in modo che le abilit&agrave; oggi a disposizione siano utilizzate al meglio: ad esempio, dato che secondo le proiezioni le donne saranno pi&ugrave; qualificate degli uomini in futuro, occorre mettere in atto fin da subito meccanismi di adeguamento aziendale, come la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Al tempo stesso, gli esperti europei sottolineano l&rsquo;urgenza di migliorare i servizi di orientamento alle opportunit&agrave; di carriera fin ai primi anni universitari: alcune ricerche empiriche condotte su adulti hanno mostrato che il 30% del campione, dopo aver seguito un corso di orientamento, ha deciso di riorientare totalmente il proprio percorso di carriera, ottenendo risultati professionali significativamente migliori, con evidente vantaggio anche per i risultati economici del dotore di lavoro.&nbsp; </p>
<p>Paesi in forte sviluppo come Brasile, Cina, India e Russia hanno da tempo compreso le potenzialit&agrave; insita nei lavori altamente qualificati e si stanno adeguando di conseguenza. La Corea &egrave; da anni un caso da manuale per dimostrare il significativo ritorno economico di investimenti oculati in educazione e formazione.&nbsp; </p>
<p>Migliorare la preparazione delle persone ed orientarle nel proprio percorso professionale non serve solo a consentire agli individui di trovare un lavoro migliore &ndash; con ovvi riflessi sulla qualit&agrave; della vita - ma anche a renderle pi&ugrave; flessibili nell&rsquo;adattamento al cambiamento, cos&igrave; da contribuire attivamente ai risultati della propria imprese e, in generale, all&rsquo;innovazione. <br />Tre elementi quindi: riforma del sistema educativo e formativo per adeguarlo alle reali necessit&agrave;&nbsp; del mercato del lavoro; mettere in atto meccanismi di previsione sui lavori del futuro per anticipare il fabbisogno formativo; vincolare fin daiprimi stadi educativi offerta formativa e orientamento professionale. <br />L&rsquo;Italia cosa sta facendo al rispetto? D&igrave; la tua, commentando questo post o scrivendo alla redazione.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.progetto-rena.it/dblog/articolo.asp?articolo=114]]></link>
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	<dc:date>2010-02-11T15:44:03+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Letizia Piangerelli</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Cittadinanza attiva e internet libero]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em><img style="WIDTH: 175px; HEIGHT: 168px" height="107" alt="" src="/public/z06pupa.jpg" width="100" align="left" />YouTube come la RAI e GoogleNews come Televideo? Sembra un’ipotesi azzardata eppure non così remota. È la linea che sembra affermarsi in Italia con il “Decreto Romani” che, recependo la direttiva comunitaria sulla “Televisione senza frontiere”, considera il web come un mezzo radiotelevisivo. Anche se la Rete sembra rimanere libera e la web-cittadinanza attiva tutelata.<br />Web e Tv: una nuova direttiva europea </em></p>
<p>Rispetto a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna siamo un po’ in ritardo ma stiamo per allinearci all’Europa. Stiamo parlando del recepimento (che avrebbe dovuto concludersi lo scorso 19 dicembre) della direttiva europea 2007/65/CE, documento che integra e aggiorna "Televisione senza frontiere” (89/552/CE), la normativa sulla radiotelevisione. È infatti ancora in fase di revisione il “Decreto Romani”, documento di attuazione in chiave tutta nazionale approvato il 4 febbraio 2010 con 31 condizioni e richieste di modifica.<br />Come indicato da Bruxelles, il "Decreto Romani" modifica il Testo unico della radiotelevisione (decreto n. 177/2005). Prima dell’ultima revisione, il documento ha fatto scalpore per le specifiche sul web, la cui libertà sembrava venir messa a repentaglio. Ma come?</p>
<p><strong>Internet come media audiovisivo</strong></p>
<p>La grande novità del "Decreto Romani" è che internet viene considerato un “servizio di media audiovisivi e radiofonici”. Ovvero, le leggi che oggi regolano Mediaset saranno le stesse che dovrà rispettare YouTube: la prima e il secondo saranno – in egual maniera - responsabili dei contenuti che “manderanno in onda”. E benché sul web siano presenti grandi gruppi dai profitti milionari, per molti internet resta di “proprietà” esclusiva degli internauti che lo animano. Ecco dunque le paure: che ne sarà della possibilità di caricare video di famiglia? O di segnalare abusi e ingiustizie? O di aggregare gli animi per far sentire la propria voce sul web?</p>
<p><strong>Libertà della Rete: allarme rientrato?</strong></p>
<p>L’allarme – oggi rientrato – è stato lanciato a fine 2009 dal popolo del web per capire perché la normativa italiana si discostava, curiosamente, da quella europea. Nella sua versione originale, infatti, il Decreto esclude dal controllo solo "i servizi, anche veicolati mediante siti internet […], nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale”. Una dicitura generica, diversa da quella suggerita dalla Commissione europea.</p>
<p>Oggi sono state accolte delle modifiche sostanziali, al punto che il relatore del Decreto – Alessio Butti – ha evidenziato come “i blog di video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca […] non sono disciplinati dalla nuova normativa, sono liberi”. Ad essere esclusi dai controlli, sarebbero infatti tutti i ”servizi prestati nell'esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell'ambito di comunità di interesse, nonché ogni forma di corrispondenza privata, come i messaggi di posta elettronica inviati a un numero limitato di destinatari”. E ancora, non rientrerebbero “altresì nella definizione di ‘servizio di media audiovisivo’ i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi, vale a dire i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale, quali, a titolo esemplificativo, i siti internet che contengono elementi audiovisivi puramente accessori, come elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari” ("Decreto Romani").</p>
<p><strong>La differenza con l’Europa</strong></p>
<p>A questo punto, resta da capire quale sarà l’impatto del rimanente, sottile discostamento dalla normativa europea. Bruxelles, infatti, specifica che la direttiva “non dovrebbe comprendere le versioni elettroniche di quotidiani e riviste”. E aggiunge che “il termine ‘audiovisivo’ dovrebbe riferirsi a immagini in movimento, siano esse sonore o meno, includendo pertanto i film muti, ma non le trasmissioni audio né i servizi radiofonici”.</p>
<p><strong>Responsabilità dei contenuti: e domani?</strong></p>
<p>Dopo la riunione del 4 febbraio, molti giornali hanno titolato che la libertà della rete era salva. Tuttavia, l’applicazione della direttiva europea ha aperto un dibattito: è giusto monitorare i contenuti della Rete? E, se si, chi ne è responsabile? L’Europa sottolinea che “la definizione di fornitore di servizi di media dovrebbe escludere le persone fisiche o giuridiche che si occupano solo della trasmissione di programmi per i quali la responsabilità editoriale incombe a terzi”. Una differenza parziale ma significativa rispetto al "Decreto Romani", che rende direttamente responsabili tutti i fornitori di servizi media audiovisivi, imponendo di astenersi "dal trasmettere o ritrasmettere, o mettere comunque a disposizione degli utenti, su qualsiasi piattaforma e qualunque sia la tipologia di servizio offerto, programmi oggetto di diritti di proprietà intellettuale di terzi o parti di tali programmi, senza il consenso di titolari dei diritti e salve le disposizioni in materia di brevi estratti di cronaca". Tuttavia nuovi scenari si apriranno a breve, il 24 febbraio, con l’imminente sentenza del processo Google-Vividown. Il colosso del web è infatti accusato di concorso in diffamazione e violazione della privacy per aver pubblicato, nel 2006, il video di un disabile maltrattato da alcuni coetanei (poi rimosso).</p>
<p><strong>User generated content: sempre più “autori” sul web</strong></p>
<p>Se il futuro normativo è incerto, è invece prevedibile il continuo trend di crescita degli internauti, che sul web si aggregano e producono contenuti. I dati Nielsen 2009 registrano un costante aumento di utenti internet che visitano siti di “comunità online” (+10 punti rispetto allo scorso anno). E nel Belpaese è sempre più elevato il numero di iscritti alle reti sociali, con 10 milioni di utenti registrati a Facebook (il 45% dei connessi alla rete), con una crescita trainata da utenti di età 46-55 (+16% ogni mese) e dagli ultra 56enni (+18% ogni mese).<br />Ma perché il web dovrebbe intimorire i pochi che vorrebbero mantenere il controllo dei flussi informativi? Perché le opinioni degli internauti contano, e sempre di più! Sempre Nielsen – in un’indagine condotta su oltre 25mila consumatori di 50 Paesi del mondo – evidenzia come i consigli personali e le opinioni pubblicate su internet dai consumatori sono le forme di advertising ritenute più affidabili. Ovvero, è più credibile un consumatore che recensisce un hotel alle Bahamas su Tripadvisor che non una pubblicità da parte dell’ente del turismo locale.</p>
<p><strong>La cittadinanza attiva che viaggia in Rete</strong></p>
<p>Inutile dire che se i cittadini sono i “consumatori” dei servizi dello Stato, le loro recensioni sul web diventano un potentissimo strumento di opinione. Impegnarsi attivamente, informarsi, formarsi. E poi aggregare, divulgare, mobilitare. Sono le azioni che il cittadino attivo può intraprendere sul web e che, in quanto strumenti di libertà e di impegno civico, desidera vedere preservate. E il primo impegno civico da attuare è crescere cittadini sempre più consapevoli di cos’è il web, come funziona e chi lo controlla. </p>
<p><strong>Il futuro, educare i giovani</strong></p>
<p>Essere liberi e autoregolamentarsi, ed educare i giovani a utilizzare un mezzo potentissimo in maniera sana: sono questi i suggerimenti per il web-cittadino attivo che voglia continuare a costruire. Proprio come suggerito dall’Unione europea che, nella direttiva, fa un chiaro invito all’alfabetizzazione mediatica: formare gli insegnanti e istituire “un insegnamento specifico di Internet destinato ai minori fin dalla più giovane età”; aprire i corsi ai genitori e organizzare “campagne nazionali destinate ai cittadini, mediante tutti i mezzi di comunicazione”. Con l’obiettivo di “fornire informazioni su un uso responsabile di Internet”. Perché per tutelare le proprie libertà – e quelle degli altri - bisogna prima conoscerle.</p>
<p><a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1779&Itemid=40">Questo articolo e' stato originariamente pubblicato da Labsus</a></p>
<p> </p>
<p> </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.progetto-rena.it/dblog/articolo.asp?articolo=113]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.progetto-rena.it/dblog/articolo.asp?articolo=113</guid>
	<dc:date>2010-02-11T15:39:26+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Daria Santucci</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[RENA protagonista di un dibattito internazionale: l'evento TN2020 a Roma]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img height="161" src="/public/TN2020T.jpg" width="150" align="left" alt="" />Il 6 febbraio alcuni membri di RENA hanno partecipato all'evento TN2020 tenutosi a Roma, nella splendida cornice di Villa Wolkonsky. "TN 2020" sta per Transatlantic Network 2020, un'iniziativa del British Council per i giovani tra il 25 ed i 35 anni finalizzata a rafforzare i legami tra l'Europa ed il Nord America attraverso la creazione di un network di giovani leader.</p>
<p>L'evento, introdotto da Edward Chaplin, Ambasciatore britannico in Italia, David H. Thorne, Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, James Fox, Ambasciatore canadese in Italia, Christine Melia, Direttore del British Council in Italia ed Alessandro Fusacchia, Presidente di RENA, si è poi dipanato in due sessioni, una sull'attuale trend della relazione transatlantica, moderata dall'ex direttore dell'Economist Bill Emmott e l'altra sull'impresa sociale e le nuove tecnologie, moderata dal giornalista Frediano Finucci. </p>
<p>Nel corso della prima sessione i diversi interventi hanno condotto ad una descrizione delle relazioni tra Europa e Stati Uniti paragonabile ad un matrimonio poligamo, in cui gli USA si ritrovano "sposati" a 28 mogli: i 27 stati dell'Unione Europea più l'Unione stessa. E' risultato evidente che gli USA non trovano nell'Europa un interlocutore unico e che questo rende necessariamente la relazione transatlantica frammentata. Ciò è evidente anche sullo scacchiere internazionale, dove raramente emerge una chiara posizione europea, come nell'attuale caso dell'Iran, mentre invece emergono prepotenti le posizioni individuali di diversi membri e della società civile. Nel corso della sessione non sono mancati accenni importanti relativi al ruolo del Presidente Obama, soprattutto in relazione alle enormi aspettative che quest'ultimo ha creato non solo in ambito domestico, ma anche internazionale (un caso tra tutti, l'attribuzione nel 2009 del Premio Nobel per la pace) e il dubbio sul fatto che Europa e Stati Uniti abbiano un sostrato di valori realmente comune (con la menzione delle discordanti posizioni verso la pena di morte, il ruolo della religione nella società ed il controllo delle armi).</p>
<p>La seconda sesione si è aperta con un'interessante definzione di "economia etica" da parte del Professor Adam Arvidsson, che ha fatto riferimento ad una rivoluzione silenziosa nel mondo del business, dove stanno prendendo piede sempre di più i concetti di Open Source, Open Business, Open Manufacturing ed impresa sociale che trasformano il modo in cui si fa impresa. Un'economia non più basata sul lavoro, come è stata l’ultima economia capitalistica, ma sull’abilità di costruire relazioni sociali eticamente significative". Il concetto di economia etica è dunque legato anche al discorso ecologico, enfatizzato da Zanchini di Legambiente e a nuovi modi di attuare un processo partecipativo, attività della società canadese MASS, che fornisce consulenze ad aziende e governi affinchè possano approfondire e migliorare il modo in cui si interfacciano e consultano con i cittadini. Non a caso al centro di questa seconda sessione sono emerse le persone, non i governi o le istituzioni. Come ha detto Tim Jones, di FutureAgenda, un programma finanziato dalla Vodafone per dare risposte alle sfide dei prossimi dieci anni:" governments rarely lead. They often follow". Ed è dunque da un impegno delle persone che metta al centro le persone che il cambiamento può avere luogo. </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.progetto-rena.it/dblog/articolo.asp?articolo=112]]></link>
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	<dc:date>2010-02-07T16:02:25+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Chiara Segrado</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[RENA al LUISS BarCamp: un resoconto]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img height="274" align="left" width="200" src="/public/bulb.jpg" alt="" style="width: 200px; height: 274px;" /> Il 21 novembre 2009 alcuni arenauti hanno partecipato a Roma al <a href="http://www.luissbarcamp.it/barcamp.php">LUISS BarCamp</a>, un evento aperto a tutti che aveva l&rsquo;obiettivo di proporre una nuova metodologia di confronto per condividere e apprendere in un ambiente aperto, attraverso una platea allargata di partecipanti.</p>
<p>Il LUISS BarCamp &egrave; stato organizzato dall'Associazione Laureati Luiss (ALL), in particolare &egrave; un'idea del gruppo di pensiero &ldquo;Ventialle20&rdquo; in collaborazione con l&rsquo;Universit&agrave; LUISS Guido Carli ed il Network Nazionale e Internazionale ALL.</p>
<p>L&rsquo;evento si &egrave; suddiviso in tre momenti: l&rsquo;apertura in plenaria con un intervento di Gianni Letta, seguita dalla discussione in 9 sessioni parallele e infine l&rsquo;intervento di chiusura, nuovamente in plenaria, tenuto da Umberto Garimberti.  </p>
<p>Alessandro Fusacchia, Costanza Hermanin, Marco Ferraro, e Sara Callegari&nbsp; hanno partecipato alla sessione intitolata &ldquo;Pensare e fare: velocit&agrave; dei pensieri e tempi delle decisioni politiche&rdquo;. Alla discussione hanno contribuito i maggiori think tank italiani e ci&ograve; ha offerto l&rsquo;occasione per presentare RENA ad un vasto pubblico. L&rsquo;obiettivo di RENA era di stimolare una riflessione per costruire una progettualit&agrave; da sviluppare insieme ai think tank. </p>
<p>Chiara Pocaterra ha partecipato alla sessione &ldquo;Grid parity: Tra Green Investments e Green Gobs&rdquo; con un intervento sulla ricerca come motore di competitivit&agrave;.<br />Frediano Finucci ha partecipato alla sessione &ldquo;Imprenditorialit&agrave;&rdquo; con un intervento su RENA e l&rsquo;imprenditorialit&agrave;.<br />Marinella Giannelli ha partecipato alla sessione &ldquo;L&rsquo;altro Iran&rdquo; con un intervento su Il bad-hejabi si sposta sul web: Le donne si svelano sui blog.<br />I prossimi passi scaturiti dalla partecipazione a LUISS BarCamp saranno volti alla creazione di sinergie con le associazioni ALL e Ventialle20.</p>
<p><a href="http://luissbarcamp.ilcannocchiale.tv/video/1568">Cliccare qui per guardare l&rsquo;intervista su Radio LUISS ad Alessandro Fusacchia</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<link><![CDATA[http://www.progetto-rena.it/dblog/articolo.asp?articolo=111]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.progetto-rena.it/dblog/articolo.asp?articolo=111</guid>
	<dc:date>2010-01-25T12:39:02+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
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