26 novembre 2012

Prima degli eventi di (In)formiamoci, chiediamo agli studenti delle scuole coinvolte quale sia il lavoro dei loro sogni, e se pensano che i loro sogni possano avverarsi. Sabato scorso, durante l’evento di Firenze, una studentessa ha ripreso quella domanda per chiedere a noi, che venivamo a condividere le nostre storie: “Quanti di voi fanno il lavoro dei vostri sogni?”.

Momenti di silenzio. Mi accorgo che molti hanno apprezzato una domanda così diretta, che testimonia la mancanza di barriere tra i presenti. Con gran tempismo, Emilio suggerisce di non girarci intorno e dare una risposta altrettanto diretta: alzi la mano chi fa il lavoro dei propri sogni!

Ricordo di aver riflettuto, nei minuti successivi a quella domanda, su quelli che ritengo tre possibili ostacoli alla piena realizzazione di ognuno di noi, soprattutto nel muovere i primi passi nel mondo del lavoro.

Il primo è la lingua. Il lavoro dei sogni è spesso vincolato all’utilizzo dell’inglese, o di un’altra lingua straniera. Tutti suggeriscono di imparare tante lingue; io mi permetto di sottolineare che non conta quante lingue conoscete ma in quante lingue sareste capaci di lavorare senza problemi.

Il secondo possibile ostacolo è la mobilità geografica. Cercare il lavoro dei sogni in un raggio di pochi metri quadrati limita moltissimo le possibilità di trovarlo, soprattutto per un neolaureato. Fate esperienze in altre zone d’Italia o all’estero: arricchisce molto il curriculum, e si fa sempre in tempo a tornare.

Infine, il lavoro dei sogni potrebbe non esistere perchè nessuno lo ha mai inventato. Non potendo trovare il lavoro dei loro sogni sul mercato, o non potendo superare un altro degli ostacoli menzionati sopra, tanti giovani di oggi se lo sono creato.

Questi ostacoli sono anche grandi opportunità per voi liceali: potete vedere facilmente film e serie tv in lingua originale, viaggiare con le compagnie low-cost e creare una start-up con poche centinaia di euro. Tutte opportunità che le scorse generazioni non avevano…sfruttatele!

 

(Andrea Milan, futurarenauta)

(In)formiamoci


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