Festival delle Comunità del Cambiamento 2016

“Emergenza ordinaria”: oltre gli ossimori delle migrazioni

Sala 3 – ore 16.45 – 18.30

Coordineranno il tavolo: Roberto Lucarella, Simona Colucci, Costanza Hermanin.

Introduzione al tavolo

Che tipo di società immaginiamo?

Una strategia condivisa fondata sulla corresponsabilità degli Stati o un sistema in cui ognuno agisce in autonomia? Le operazioni di ricerca e soccorso in mare coordinate con un dispositivo europeo o i muri costruiti ai bordi dei confini d’Europa? L’immigrazione come risorsa o un peso?

Negli ultimi anni il tema delle migrazioni è tornato prepotentemente al centro del dibattito mondiale, sollevando questioni spesso non risolte. Ci troviamo a convivere con una “emergenza ordinaria” in cui a fronte di numeri e flussi ormai costanti verso il nostro continente, vi sono prassi e sistemi di accoglienza e integrazione caratterizzati da forte eterogeneità e un’assenza di strutturazione ad ogni livello. Inoltre, ci ostiniamo a trattare come emergenza un problema che non è unicamente tale, e quindi adottare politiche emergenziali invece di creare politiche che abbiano una dimensione di breve, medio e lungo periodo.

Il dibattito sulle migrazioni può e deve essere capovolto, da sterile battaglia fondata su luoghi comuni “ci rubano il lavoro, sono tutti criminali, impongono le loro idee, cancellano le nostre tradizioni” può diventare occasione di crescita economica culturale e sociale in cui le persone riacquistano valore perdendo la connotazione numerica e statistica acquisita negli ultimi anni.

Uno strumento, per esempio, attraverso cui far rinascere i quartieri o le città investite dallo spopolamento delle migrazioni interne o l’occasione per riscoprire lavori e professionalità verso i quali si è persa attrattiva.

Il futuro dell’Europa è intimamente legato alla capacità di visione che essa sarà in grado di mettere in campo per dare una risposta coesa e lungimirante ai fenomeni migratori che la attraversano da anni con crescente intensità. Il nervo scoperto dell’Europa costituisce la sua più grande opportunità e speranza per il futuro.

Un’accoglienza diversa è possibile, lo dimostrano le tante iniziative sviluppatesi in Italia e in Europa attuate da comuni o da realtà del terzo settore. Una reale integrazione può esserci, come testimonia l’esempio dei territori tedeschi in cui si investe sull’insegnamento della lingua ai rifugiati per dare la prima chiave d’accesso al “nuovo mondo”.

Siamo a favore di una società aperta alle persone, ma per poter sostenere questa idea abbiamo bisogno di sviluppare “dimostratori” importanti. Occorre sviluppare politiche che facciano della migrazione un valore, e non un peso. Non è unicamente una questione sociale, nè unicamente una questione economica.

A novembre 2015 RENA ha avviato un cantiere di lavoro sul tema con l’obiettivo di contribuire al dibattito, costruire una rete tra le esperienze che stanno sperimentando approcci innovativi a livello europeo, e impegnarsi in progettualità concrete insieme a partner di alto profilo e diversa natura.

Scopo del tavolo è capire se e come singole iniziative possono essere inserite in un quadro sistemico, se possono essere compatibili in una realtà più complessa, se e come possono essere sostenibili dal punto di vista economico e politico.

O se serve un ulteriore salto di paradigma.
Ne discutono, tra gli altri:
Seble Woldeghiorghis, esponente della comunità eritrea
Dijana Pavlovic, esponente della comunità Sinti
Ezio Manzini, designer
Antonella Napolitano, Open Migration
Beatrice Costa, Action Aid
Fabiana Musicco, Welcome Refugees
Stefano Catone, autore di “Nessun paese è un’isola”
Federico Tsucalas, Camelot