29 agosto 2017

 

Il lavoro non sta finendo, i robot non ci ruberanno il lavoro, il lavoro non è solo quello dipendente.

Suona strano? Sì, perchè è il contrario della narrativa che, purtroppo, si sta costruendo attorno al tema del lavoro e del suo futuro.

Nella giornata 3 siamo ripartiti dai dati, dallo studio e dai modelli economici per poter affermare che esiste un narrativa in parte errata attorno al lavoro ed ai suoi futuri trend, questo sta creando, a sua volta, errori nella definizioni delle policy sul tema.

Grazie all’intervento dei docenti di oggi, gli studenti hanno potuto comprendere lo scenario di riferimento e poi aprirsi ad ulteriori riflessioni su intelligenza artificiale, nuove forme di lavoro ed il ruolo delle rappresentanze nel prossimo futuro.

 

Prima parte| Le grandi trasformazioni (e noi)

Lezione 1 – Trasformazioni demografiche e mutamenti sociali

Alessandro Rosina, Università Cattolica

Le trasformazioni che ha subito e sta subendo il nostro Paese rischiano di lasciarci ai margini: per questo motivo è necessario contribuire al cambiamento ora che stiamo lentamente uscendo dalla crisi. Se falliamo, dopo questa timida ripresa, rischiamo il declino.

Ci sono tre grandi I che caratterizzano i mutamenti attuali: immigrazione, invecchiamento, innovazione tecnologica.

La chiave di lettura per il futuro dell’economia, del lavoro e, quindi, della definizione di policy è tenere in considerazione queste tre I ed il rapporto tra generazioni: la demografia permette infatti di alzare lo sguardo dal presente e adottare uno sguardo di medio e lungo periodo.

 

 

Lezione 2 – Valore del lavoro nella grande transizione

Andrea Garnero, OCSE

Ambizioso titolo quello della lezione di Andrea Garnero, che si è focalizzata su un dibattito tutt’altro che nuovo: il lavoro sta perdendo valore?

Col supporto di dati e ricerche, Andrea ha svolto un articolato excursus delle principali tematiche che ruotano attorno al tema partendo dalle grandi trasformazioni che ci stanno investendo: tecnologia e digitalizzazione, globalizzazione, cambiamenti climatici, invecchiamento della popolazione.

I punti principali su cui è stato posto l’accento? Dalla forte dipendenza dei posti di lavoro italiani dalla domanda estera (1/3 del totale), che non lascia più spazio alla narrativa sulla chiusura della nostra economia, all’estrema enfatizzazione della retorica sull’avvento dei robot, veri e propri ladri di lavoro da tassare (?!).

Le conclusioni di Andrea: meno retorica, più dati di scenario, meno determinismo. La torta dei posti di lavoro non è fissa, può e deve aumentare. Ecco perchè il racconto su qualcuno o qualcosa che ci ruba posti di lavoro è pretestuoso e dannoso per la definizione delle policy.

Tweet: “Senza i dati sei solo un’altra persona con un’opinione” @AGarnero alla #RSS17 per #GovernareIlCaos

 

Seconda parte| Il lavoro che cambia forma ma non identità

Lezione 3| Introduzione all’intelligenza artificiale e la machine learning

Raffaele Mauro, Endeavor

Intelligenza artificiale generale e limitata: questa la fondamentale destinzione nella definizione di cosa è l’AI, ambito su cui esistono importanti investimenti societari in tutto il mondo, soprattutto in Cina e negli Stati Uniti.

Ma da dove nasce l’AI? Il pensiero computazionale ha una lunga tradizione, da Aristotele, fino ad arrivare ad Alan Turing, che per la prima volta ha concettualizzato e strutturato il pensiero che le macchine artificiali avrebbero potuto affiancare e addirittura sostituire l’uomo.

Dopo l’excursus storico, Raffaele ci ha raccontato i paradigmi attuali dell’intelligenza artificiale ed i risvolti di policy connessi.

 

Lezione 4| Platform economy e le sfide del diritto del lavoro

Antonio Aloisi, RENA

Antonio Aloisi, arenauta e dottorando all’Università Bocconi, ha esplorato il tema delle nuove pratiche lavorative collegate alla platform economy.

Ci sono degli evidenti trend in materia: il primo è la professionalizzazione di tali pratiche, alla cui base c’è sempre una forma più o meno chiara di lavoro; il secondo è il sempre più labile confine fra lavoro e consumo collaborativo.

All’interno del “lavoro non standard”, che racchiude tutte le tipologie tranne quella di lavoro subordinato, esistono delle macro tendenze che stanno guidando lo sviluppo del mercato: la terziarizzazione, la flessibilizzazione, l’esternalizzazione, la discontinuità nelle carriere e la segmentazione ed il decentramento dell’impresa.

La polverizzazione del lavoro, così come il profondo cambiamento del concetto di impresa, sono due elementi critici per capire ed immaginare quali saranno gli sviluppi del.. futuro del lavoro.

 

Lezione 5| Aperitivo “Piattaforme”: Il futuro del sindacato, dell’impresa e della rappresentanza

Marco Bentivogli, FIM Cisl, Marco Gay, Digital Magics, Maria Letizia Gardoni, Coldiretti

Per chiudere la giornata, una discussione sul futuro del sindacato, dell’impresa e della rappresentanza con i tre pilastri del ‘900, il tutto nella splendida cornice del chiostro de Le Monacelle, fra i sassi di Matera.

Il concetto di lavoro non deve essere sovrapposto a quello di reddito. Maria Letizia Gardoni, in un passaggio molto profondo del suo intervento, che raccontava la sua esperienza di rappresentanza in Coldiretti ed il suo significato, ha affermato come sia necessario passare da un’economia di reddito ad un’economia di benessere, dove l’ottimo non stia nella ricchezza prodotta ma nella felicità e nell’appagamento raggiunto dagli individui.

Tutti e tre i nostri relatori hanno concordato e ribadito come il mercato del lavoro sia totalmente da riscrivere e ridisegnare: “ripensiamo il mercato del lavoro partendo da un foglio bianco, non il suo declino”, ha detto convintamente Marco Bentivogli.

Le ricette? Secondo Marco Gay, la formazione, pratica e teorica, e l’apertura all’innovazione costante: è infatti soltanto attraverso l’innovazione che si crea nuova tradizione da proteggere e valorizzare, non chiudendosi sul passato.

Per concludere l’appassionato dibattito, la stessa domanda a tutti: cosa portereste nel futuro e cosa lascereste nel ‘900?

Sicuramente da abbandonare, la vecchia lettura del mercato del lavoro. Sicuramente da portare nel futuro, la capacità di adattarsi al cambiamento (Marco Gay), la rappresentanza come modalità di organizzazione del pensiero delle persone e creazione di democrazia sostanziale (Marco Bentivogli) e l’idea di un sindacato di rappresentanza di una comunità, in grado di dare voce trasversalmente a settori e mondi diversi (Maria Letizia Gardoni).

 

Ed anche oggi, qui da Matera è tutto.

 

@progettoRENA

 

Da un articolo di Federica Bandera su ”Gli stati generali”

Blog, Qualità della democrazia


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