2 aprile 2013

di Stefano Daelli

Gli studenti ci guardano incuriositi mentre attraversiamo i corridoi per raggiungere l’aula magna che ospiterà la nostra mattinata. Siamo un bel gruppo, numeroso, variegato, forse un po’ rumoroso, ma l’eccitazione di esserci è tanta da parte di tutti.

L’aula che avremmo dovuto utilizzare non è adatta, perché “sono previsti tanti studenti e qua non ci state e poi non va bene per parlare assieme” ci ha detto la collaboratrice scolastica che ci accompagna.

Ci muoviamo tra scale e aule verso il nuovo spazio; a guidarci è Costanza, che qui, al Liceo Classico Michelangiolo di Firenze, è stata studentessa e oggi torna con il progetto (In)formiamoci per raccontare e trasmettere la propria esperienza agli studenti di oggi.

Il ritrovo è stato di buon’ora, ma con la giornata di sole che ci ha accolto a Firenze è bello camminare alla luce del Duomo attraversando la città, sfruttando così la strada per riepilogare il programma della mattinata, definire gli ultimi dettagli e prepararci alla carica degli studenti.

Già poco dopo che prendiamo posto nell’aula magna, iniziano ad arrivare le prime classi. Sono cinque in tutto, seconde e terze liceo, e si siedono a partire dalle prime file. Duecento occhi pronti a cogliere tutto quello che gli può essere dato.

L’imbarazzo dei ragazzi si unisce alle risate e la tensione iniziale si scioglie immediatamente, tra i sorrisi e le mani alzate. Le domande aumentano e l’aria si carica ancora di più di energia. Gli studenti hanno voglia di sapere, di conoscere, ma soprattutto di capire. Dalle loro domande – agli arenauti e ai giovani di CNA venuti con  noi – traspare un’energia e una rapidità incredibile, che vuol dire sopravvivenza nel mondo di oggi, ma anche spaesamento e incertezza, rispetto a un “dopo” di cui hanno visto i lineamenti solo in modo indiretto.

Il terreno del confronto è a 360° gradi. Chiedono dei percorsi che hanno portato alla professione, dell’università e dello studio all’estero, dello stipendio e delle ore lavorative, di come conciliare vita professionale e vita privata, delle difficoltà incontrate e dei vicoli ciechi, dei sogni, dei progetti, e se si sono avverati. Emergono le paure e la perplessità davanti a delle scelte e le strade che stanno affrontando con coraggio ma anche pochi strumenti.

Quando la mattinata si conclude, dopo i saluti e gli scambi di contatti, l’immagine che rimane è quella di una generazione che con forza e una grandissima determinazione si sta preparando a entrare in un mondo infinitamente più complesso di quello dei genitori o fratelli maggiori, e proprio per questo ha bisogno di non esser lasciata da sola ma ispirata e guidata, supportata e di ricevere fiducia dalle generazioni di oggi, così come queste l’hanno avuta da quelle precedenti.

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