22 gennaio 2013

di Mario Di Domenico (neo-arenauta)

In una splendida giornata di sole, una mattina di Novembre, attraversiamo a piedi il ponte Santa Trinità a Firenze. Alla sinistra c’è la magnifica vista di Ponte Vecchio, ma l’emozione che sentiamo dentro questa volta non è dovuta alla bellezza della città, ci stiamo dirigendo al Liceo Machiavelli, dove tra poco incontreremo i ragazzi nella bellissima sala affrescata della scuola.
Ad accoglierci all’ingresso c’è il custode, cortese ed elegantissimo nella sua mise da gentiluomo dei primi anni del novecento, come a voler sottolineare l’orgoglio e  la responsabilità di lavorare in una scuola, un luogo a cui si deve il massimo rispetto.

Il contatto con gli allievi arriverà poco dopo, vedremo la sala riempirsi gradualmente, qualcuno azzarda i primi posti, altri preferiscono restare più distanti, il brusio di fondo aumenta ma si spegnerà immediatamente non appena comincerà l’evento.

Poche parole per spiegare il perché della nostra presenza e subito incominciamo il gioco di ruolo. I ragazzi, tutti quanti, mostrano la loro incredibile fantasia, ci trasmettono l’emozione, sono curiosi, intelligenti, interessati a capire qualcosa di quel mondo del lavoro che è ancora lontano da loro madi cui sentono parlare così tanto. Arrivano domande di ogni tipo, gli occhi brillano,i volti sorridono. Ci stupisce la maturità dei loro discorsi, la progettualità che mostrano, l’attenzione a tutti gli aspetti che faranno parte della loro vita. Parlano di famiglia, di come conciliare il lavoro con l’educazione dei figli, se sia possibile avere successo senza accettare compromessi. Noi ci sentiamo piccoli e quasi inadeguati, ma raccontiamo le nostre esperienze, i momenti belli e quelli difficili delle nostre vite, proviamo a dire come la pensiamo, senza la presunzione di voler dare consigli. L’entusiasmo riempie la sala, al rompete le righe siamo presi d’assalto dalle domande dei ragazzi che ci avvolgono con il loro calore. Quando suona la campanella della scuola non si muove nessuno, finché non chiudiamo l’evento. La professoressa che è stata in silenzio per tutto il tempo si chiede se in questo sabato autunnale, gli studenti non abbiano voglia di uscire da scuola.

A dire il vero neanche noi vorremmo andar via, siamo felici del successo dell’evento ma soprattutto siamo orgogliosi di aver regalato una giornata diversa ai giovani che abbiamo incontrato. Non sappiamo cosa resterà a loro di questo incontro, a noi resta un grande senso di fiducia per le nuove generazioni, sapranno rendere migliore questo paese.

Guardate l’album fotografico dell’evento e seguite il progetto (In)formiamoci

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