17 luglio 2017

Da qualche settimana è attivo in RENA un gruppo di lavoro dedicato ad un tema che ci sta molto a cuore: la fiducia. Un tema centrale per la ricostruzione di un tessuto sociale ormai a brandelli. Da anni molte ricerche ci dicono che le organizzazioni più tradizionali stanno progressivamente perdendo la capacità di svolgere il ruolo di intermediari di fiducia. I partiti, i sindacati, le organizzazioni religiose, i corpi intermedi, le imprese, le fondazioni, persino la pubblica amministrazione (lo Stato) intercettano, coinvolgono e convincono un numero sempre più ristretto di persone. Lo stesso di più dire, in parte, per i media tradizionali (carta stampata e tv generalista). Dall’altra parte, volontariato, associazionismo e comunità virtuali diventano sempre più pervasive. Ma, nonostante appaiano relativamente più vitali, ci stiamo accorgendo che questi mondi sembrano non avere (ancora) la forza di costruire visioni unificanti.

Il percorso di “Trust in Progress“, così si chiama il progetto, non poteva che iniziare con alcune domande. Che senso ha occuparsi di fiducia oggi? Da quale prospettiva è più utile ed interessante farlo? Se i soggetti più tradizionali sembrano fare più fatica, chi sta ricoprendo il loro ruolo, oggi? Chi sono i nuovi “costruttori di fiducia”? In quale modo riescono a farlo?

Il compito che ci siamo dati, per questa estate, è quello di stimolare un percorso di riflessione interno ed esterno all’associazione, per identificare le piste di lavoro che sembrano più promettenti.  Vi invitiamo quindi, se vi va, a contribuire a questa ricerca di senso. Abbiamo preparato un breve questionario online per raccogliere in maniera strutturata i vostri spunti. Lo trovate online qui: http://www.progetto-rena.it/trust-in-progress/

Grazie in anticipo per tutti gli stimoli che deciderete di mettere in comune. Ogni stimolo in più conta.

A settembre condivideremo una analisi degli stimoli ricevuti e decideremo quali appuntamenti darci per continuare la discussione. Nel frattempo, per stimolare questo brainstorming collettivo, abbiamo chiesto ad alcune delle persone di cui ci fidiamo di più di rispondere alle stesse domande inserite nel questionario online.

Dopo le risposte di Luca De Biase, è ora il turno di Patrizia Ravaioli (CRI), Francesco Cancellato (Linkiesta) e Marco Annoni (CNR).

 

Patrizia Ravaioli – Amministratore Ente Strumentale Croce Rossa Italiana 

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Credo che sia la società in cui la famiglia e la scuola rappresentano i due ambiti “primari” dove creare e raccogliere “fiducia”, in quanto catalizzatori di emozioni, sentimenti e valori che ci orientano nella società stessa. Affronterei oggi la questione per costruire degli obiettivi a lungo termine.

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti.

1. Anomia: assenza di regole e di ordine 2. Non avere consapevolezza delle proprie capacità/abilità 3. la Rete, che facilita le interazioni ma così velocemente che non sempre si ha la capacità di codificare i messaggi.

Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

Fiducia per /verso la vita (esistenza). «Gli uomini possono ancora combattersi, ma la loro vita è sempre sacra; quando avvenga che la loro vita sia in pericolo, debbono sparire le inimicizie per salvare, in ognuno, la comune Umanità» (Jean Henry Dunant, Un Uomo).

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Come volontaria della Croce Rossa Italiana non posso non citare il libro di Jean Henry Dunant  “Un ricordo di Solferino”, come guida, “ispirazione”, come esempio di Umanità. Se la società in cui viviamo è “liquida”, come afferma Bauman, ovvero se la modernità è “la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”, allora dobbiamo avere dei modelli/punti di riferimento solidi per orientarci e non perderci.

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Oggi dobbiamo essere delle sentinelle, cogliere l’attimo! Bisogna essere “affamati”, curiosi, aperti, propensi al confronto. E’ il networking, il lavoro di gruppo, la condivisione forse un possibile strumento per ritrovare la “fiducia”.

C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

Non escluderei alcuna forma di informazione, o meglio a mio avviso sono valide tutte, occorre soltanto avere la capacità di discernere ciò che è utile per la nostra crescita.

 

Francesco Cancelleto – Direttore Linkiesta 

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Per quanto possa sembrare banale, credo che si debba ricominciare a costruire fiducia nelle micro-comunità e nei rapporti interpersonali con i tanti “estranei” che ci abitano a fianco, che prendono il treno con noi, che ci lavorano attorno. Credo che la prospettiva sia quella del rammendo, di tanti piccoli lembi di una società sfilacciata che cominciano a ricostruire legami e fiducia.

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

La crisi di fiducia deriva da una serie enorme di perdite di punti di riferimento. Ne scelgo tre, sempre in ambito micro: il mutamento di composizione sociale nei rapporti di vicinato, la crisi di alcuni epicentri della vita sociale, della cui importanza ci siamo resi conto quando sono venuti a mancare (il negozio di quartiere, la banca locale, ecc), l’iper-esposizione mediatica a uno stato di tensione permanente (la nube nera che aleggia sui protagonisti in Rumore Bianco di De Lillo) figlia dell’abbattimento di ogni barriera di spazio e tempo. Per me fiducia è fiducia nel prossimo. Se hai fiducia nel prossimo costruisci comunità. E poi tutto il resto. Ma la base su cui costruisci la tua identità – fiduciosa o diffidente – è nel rapporto con l’Altro.

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Il mio testo di riferimento, in quest’ambito, è “Bowling Alone” di Robert Putnam, la cui ricerca sul capitale sociale negli Stati Uniti è fondamentale per capire come l’interazione sociale sia il miglior generatore di fiducia, a sua volta ingrediente fondamentale per la generazione di capitale sociale.

Chi sono le “fonti di informazione” credibili quando si parla di fiducia in Italia? C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?”

Io temo che gli italiani si fidino principalmente delle proprie opinioni, laddove non esiste più una dialettica sociale tale da metterle in discussione (i social network sono un bar in cui tutti sono d’accordo con te). A livello di fonti informative, tendo a diffidare di chi s pone come portatore di una verità oggettiva. Credo alla pluralità delle opinioni e non credo nella dittatura del fact checking – che pure è utile, laddove si assume che sia, come in effetti, un’opinione molto ben circostanziata e motivata.

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Credo sia necessaria una mappatura di tutti quei progetti di cittadinanza attiva, non mediati dall’associazionismo tradizionale o dalle istituzioni, che stanno nascendo un po’ ovunque in Italia. Dovunque ci sia un regolamento sui beni comuni, può esserci un giacimento di fiducia e capitale sociale cui attingere.

C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

Difficile fare un esempio perfetto. Circoscriviamo le caratteristiche, piuttosto: gratuità, empatia, entusiasmo.

 

Marco Annoni – ricercatore CNR 

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Tra scienza, società e politica. Recuperare un circuito virtuoso e più democratico tra le priorità della società, il metodo scientifico e le politiche pubbliche.

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

La fiducia è molte cose. Secondo Hardin (Trust and Trustworthiness, 2002), la sottoclasse di relazioni di fiducia più importante è quando gli interessi degli agenti coinvolti sono “nested” uno con l’altro, e cioè io mi fido che ti comporterai così perché così conviene anche a te. In un certo ambito questa definizione funziona, ma in altri no. In ambito medico, ad esempio, la fiducia è tradizionalmente definita come la credenza nella moralità e nella professionalità di qualcun altro. In un senso più generale, la fiducia è il frutto di un calcolo sul comportamento futuro di qualcuno che ha o si trova ad avere del potere su di noi per nostra stessa scelta.

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Oltre ad Hardin, consiglio di leggere il numero di The Future of Science and Ethics con gli esiti della call for paper sul tema reputazione. Lo potete trovare qui: http://scienceandethics.fondazioneveronesi.it/volume-1-numero-2/

Chi sono le “fonti di informazione” credibili quando si parla di fiducia in Italia? C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?”

Non saprei. A meno che non ci si fidi delle varie statistiche che si leggono sui giornali. Il punto è che proprio i giornali non sono più credibili, quindi i dati sulla fiducia, qualora fossero disponibili e di buona qualità, non sarebbero comunque contestualizzati e quindi interpretabili in modo corretto, diventando “informazioni”

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Online è sempre più difficile. Ma possibile, come dimostra l’esperienza del Post – il quale lo definirei sì come un “intermediario di fiducia”. In generale, dato che al fiducia spesso è il risultato di un’aspettativa riguardo alla moralità e la competenza dell’altro, occorre trovare persone che fanno delle proprie istanze morali e professionali il proprio biglietto da visita o, se si preferisce, parte costituente della propria identità pubblica.

C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

Cochrane collaborations. Il Post. Fondazione Veronesi. Tutti e tre sono soggetti che adottano un approccio scientifico all’informazione. Questo significa due cose. La prima è che le fonti su cui si basano le informazioni che rendono pubbliche sono state verificate e sono quindi credibili. La seconda cosa è che il fine di queste informazioni è quello di essere davvero utili a chi le legge e non – come oggi spesso avviene – a chi le pubblica. Di nuovo, quindi, professionalità e integrità morale come criteri per creare un rapporto di fiducia.

 

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