12 luglio 2017

Da qualche settimana è attivo in RENA un gruppo di lavoro dedicato ad un tema che ci sta molto a cuore: la fiducia. Un tema centrale per la ricostruzione di un tessuto sociale ormai a brandelli.

Da anni molte ricerche ci dicono che le organizzazioni più tradizionali stanno progressivamente perdendo la capacità di svolgere il ruolo di intermediari di fiducia.  I partiti, i sindacati, le organizzazioni religiose, i corpi intermedi, le imprese, le fondazioni, persino la pubblica amministrazione (lo Stato) intercettano, coinvolgono e convincono un numero sempre più ristretto di persone. Lo stesso di più dire, in parte, per i media tradizionali (carta stampata e tv generalista). Dall’altra parte, volontariato, associazionismo e comunità virtuali diventano sempre più pervasive. Ma, nonostante appaiano relativamente più vitali, ci stiamo accorgendo che questi mondi sembrano non avere (ancora) la forza di costruire visioni unificanti.

Il percorso di “Trust in Progress“, così si chiama il progetto, non poteva che iniziare con alcune domande. Che senso ha occuparsi di fiducia oggi? Da quale prospettiva è più utile ed interessante farlo? Se i soggetti più tradizionali sembrano fare più fatica, chi sta ricoprendo il loro ruolo, oggi? Chi sono i nuovi “costruttori di fiducia”? In quale modo riescono a farlo?

Il compito che ci siamo dati, per questa estate, è quello di stimolare un percorso di riflessione interno ed esterno all’associazione, per identificare le piste di lavoro che sembrano più promettenti.  Vi invitiamo quindi, se vi va, a contribuire a questa ricerca di senso. Abbiamo preparato un breve questionario online per raccogliere in maniera strutturata i vostri spunti. Lo trovate online qui: http://www.progetto-rena.it/trust-in-progress/

Grazie in anticipo per tutti gli stimoli che deciderete di mettere in comune. Ogni stimolo in più conta.

A settembre condivideremo una analisi degli stimoli ricevuti e decideremo quali appuntamenti darci per continuare la discussione. Nel frattempo, per stimolare questo brainstorming collettivo, abbiamo chiesto ad alcune delle persone di cui ci fidiamo di più di rispondere alle stesse domande inserite nel questionario online.

Queste le risposte di Luca De Biase. Buona lettura!

 

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Penso al metodo con il quale si cerca e si conquista la fiducia. Penso che una crisi fondamentale sia proprio nella difficoltà di vedere un metodo con chiarezza. Non che si debba tornare al passato, anche se dal passato si impara sempre qualcosa. Nel Dopoguerra, per esempio, la Fiat assumeva le persone del Sud da portare a Torino rivolgendosi al parroco del loro paese, perché era lo snodo del sistema di relazioni che costituiva la base dell’affidabilità delle persone. Non si torna al parroco, ma ci si deve interrogare sui sistemi di relazione che definiscono l’affidabilità: si ha fiducia in una persona che mantiene gli impegni, cioè che li ha mantenuti in passato e che si pensa li manterrà in futuro perché si è impegnato di fronte a un network di persone che costituiscono il senso della sua vita (per non fare brutta figura, per senso dell’onore, per semplice coerenza, per amore familiare, per amicizia, per paura delle sanzioni sociali…). Se dalla fiducia nelle persone si passa alla fiducia nelle istituzioni il passaggio è ambiguo e complicato: perché in certi casi le istituzioni non sono molto distinte dalle persone che le incarnano e gestiscono (dunque si torna al punto precedente); in certi altri casi hanno un’identità e una funzione propria, chiunque sia la persona che le incarna e rappresenta (in quei casi tendono a essere i “garanti” delle relazioni sociali, come il presidente della Repubblica; mentre quando le istituzioni non hanno una funzione di garanzia indispensabile all’equilibrio delle relazioni sociali tendono a essere sfruttate per vantaggi privati, nel quadro di qualcosa che assomiglia al familismo amorale)

 

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

Il familismo amorale ha una lunga durata in Italia. Le istituzioni che fanno da credibile garante sono poche. Un primo elemento di peggioramento è stato l’attacco sistematico che alcune di esse hanno subito nei decenni scorsi (magistratura) o negli anni scorsi (Europa). Un secondo elemento di peggioramento è il fatto che nessuna istituzione o struttura privata sembra in grado di rispondere in modo efficace alla crisi. Un terzo elemento è la difficoltà di elaborare una visione condivisa del futuro (effetto di crisi economica, crisi culturale, crisi educativa, crisi di informazione).

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Gli studi sull’economia della felicità. I temi della misinformation e delle echo-chamber (Walter Quattrociocchi). L’enciclica Laudato si’.

Chi sono le “fonti di informazione” credibili quando si parla di fiducia in Italia? C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?”

Quasi tutti gli istituti demoscopici aiutano a rispondere alla domanda “di chi non si fidano gli italiani”.

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Non lo so. Di solito tutti coloro che raggiungono un certo potere acquistano credibilità ma perdono fiducia. Quelli che sono solo noti ma non hanno potere se la cavano meglio, purché non prendano troppo posizione. In generale gli “intermediari di fiducia” se esistono davvero dovrebbero trovarsi tra tutti coloro che fanno cose coerenti – e positive – senza apparire troppo e sicuramente senza prendere posizioni di parte che li espongano al sospetto di fare ciò che fanno per un secondo fine.

C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

Conosco moltissime persone delle quali mi fido soggettivamente. Ma quali sono le persone che possono moltiplicare la fiducia in generale? Quelle che rafforzano il metodo con il quale si supera il sospetto e si passa all’azione stando sulla stessa pagina con gli altri compagni di avventura, diventando garanti di qualcosa di più grande di loro: in questo senso una leadership culturale è forse la caratteristica che più si avvicina alla generazione di fiducia. Il leader culturale svela una realtà nella quale molti si ritrovano e cominciano a viverla agendo in coerenza con le sue caratteristiche: può esserlo per breve tempo, lasciando il sapore della delusione; o può esserlo per lungo tempo, diventando un eroe di una generazione o di più. Se si va in questa direzione, per me vale Gandhi, Fernand Braudel, John Lennon: la loro leadership culturale attraversa il tempo.

 

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