20 luglio 2017

Continua il nostro percorso di riflessione sul tema della fiducia. Dopo le interviste a Luca De Biase, Patrizia Ravaioli, Francesco Cancellato e Marco Annoni, pubblichiamo oggi altri tre contributi a questo brainstorming collettivo. Rinnoviamo l’invito a contribuire a questa ricerca di senso rispondendo al questionario online che trovate qui: http://www.progetto-rena.it/trust-in-progress/

Grazie in anticipo per tutti gli stimoli che deciderete di mettere in comune. Ogni stimolo in più conta. Buona lettura!

 

Mattia Diletti – Università La Sapienza di Roma

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Ovviamente la politica, almeno nell’ambito delle società democratiche. Le società democratiche del secondo Novecento avevano coniugato un certo grado di garanzia delle libertà individuali con un buon grado di benessere collettivo e di accesso al progresso. Questo schema si è rotto e sono cresciute diseguaglianze che sembrano incolmabili: la crisi è vissuta – a ragione – come un tradimento delle classi dirigenti. E’ ovvio che si sia rotta la fiducia nel funzionamento del “sistema”: solo un progetto politico di carattere complessivo può ricomporre il quadro, purché operi attraverso il pragmatismo dell’azione e della sperimentazione… chi può ridare potere e mezzi a chi ne ha di meno? Essi sono in grado di riconoscersi e organizzarsi? Chi sottrae gli arrabbiati e i “declinanti” al furore dei populismi, restituendogli (almeno un po’ di…) centralità e potere? Chi trova la chiave salva le nostre società democratiche e può aiutare a riscrivere un nuovo patto sociale (e i patti, si sa, si basano sulla fiducia). Andrebbe bene anche se avvenisse in forme conflittuali e radicali, purché avvenga, ma non sono ottimista: la chiave è sempre un mix di capacità di autoriforma dall’alto e spinta, cosciente e organizzata, dal basso. I segnali non sono buoni, né su un fronte né sull’altro.

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

1) La crisi economica e l’assenza di buone politiche redistributive. La crisi economica dell’ultimo decennio ha evidenziato la profondità – e la violenza – dei cambiamenti socio-economici avvenuti in questi ultimi 25 anni. Semplificando molto, il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini si è rotto attorno alla crisi dei meccanismi di distribuzione e accesso a lavoro, benessere e servizi; la crisi è stata percepita come un vero e proprio tradimento delle élite politiche ed economiche.

2) L’illusione della depoliticizzazione e della fine del “potere”. E’ un dato che riguarda le miriadi di minoranze attive delle società occidentali: fino a quando le risorse non si sono dimostrate scarse, si è creduto di poter conquistare tanti piccoli spazi di sovranità – progetti, azioni, interventi, finanziamenti… – senza porsi il problema di “chi governa?”. Ci si è illusi che si potesse migliorare il mondo solo con “il fare”, senza il “fare politica” (cioè il battersi per acquisire potere a danno di altri). Complice l’autoreferenzialità e la chiusura della classe politica, ci si è illusi che si potesse cambiare il mondo solo con miriadi di azioni innovative, virtuose e dal basso. Di fronte alle crisi di questi ultimi anni, la crisi di fiducia verso “il sistema” è stata tale da non permettere alle minoranze attive di fare la differenza, indicando vie di lavoro nuove e largamente condivise. In sostanza, per usare un gergo antico, non avevano i mezzi per farsi “classe dirigente” e sfruttare i mille micro-legami di fiducia costruiti in questi anni.

3) La scorciatoia leaderistica. Le società democratiche si basano su rappresentanza, partecipazione e diritti; la rappresentanza e la partecipazione esistono se vi è una tecnologia che le garantisce: senza questa tecnologia per la gestione e condivisione del potere la democrazia muore. Conclusa l’era dei partiti, si è creduto che le leadership politiche carismatiche potessero sostituire la rappresentanza grazie a un rapporto diretto con “il popolo”, reso più semplice da tecniche e tecnologie della comunicazione. Le leadership sono ovviamente necessarie, ma lo sono anche la società organizzata e i partiti: quali che siano le forme del XXI secolo che permettono di organizzare la società, non si può più credere alla favola della disintermediazione (bisogni e domande devono poter essere, in qualche modo, aggregati). I leader solitari, oggi, falliscono in fretta, calpestati dalla crisi e dal clima mediatico-emotivo: si tratta di un meccanismo pericoloso, che alimenta la sfiducia.

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Consiglierei prima qualche lettura sulla crisi della democrazia: il vecchio “Post-democrazia” di Colin Crouch (ma anche il suo più recente “Il potere dei giganti“); “La democrazia è una causa persa?” di Alfio Mastropaolo e “Diminished Democracy” di Theda Skocpol. Da seguire Ivan Krastev, un pensatore liberale che lavora da anni proprio sul tema del rapporto tra democrazia e fiducia. A breve (facciamo pubblicità) sarà in libreria il testo di Saul Alinsky sul community organizing americano (a cura di chi scrive e di Alessandro Coppola). Il titolo è “Radicali, all’azione!” (pubblicato dalle “Edizioni dell’Asino” di Goffredo Fofi). Alinsky si definiva il “Machiavelli dei poveri”, sintesi di visione radicale della democrazia e cultura organizzativa (per chi ha memoria, Obama cominciò la sua vita di attivista come community organizer). Insegnava ai “powerless” a vincere delle battaglie: cosa può generare più fiducia?

Chi sono le “fonti di informazione” credibili quando si parla di fiducia in Italia? C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?

Si legge Diamanti, Censis, Cise e Itanes per capire il rapporto tra politica e cittadini… e sicuramente mi sfugge qualcuno

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Vanno scelti prima i problemi degli intermediari. Dove è che le società collassano, oggi, se si continua a non intervenire in modo adeguato? In quali settori? E poi si studiano attori sociali, istituzionali, modelli organizzativi, si costruisce la mappa delle relazioni tra gli attori.

C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

Direi l’Associazione Antigone (orizzonte ideale e pragmatismo dell’azione); gli istituti scolastici e il personale scolastico (ultimi, eroici, baluardi delle istituzioni italiane, nonostante gli stipendi inadeguati al ruolo); i community organizer americani e le organizzazione che si sono ispirati a essi (per esempio il sindacato della Seiu). In Italia va guardato il lavoro di Diego Galli, che ha importato il metodo del community organizing in Italia: la cosa più simile a un missionario laico che abbia mai incontrato

 

Ezio Manzini – DESIS network

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

La fiducia è un bene comune sociale. La sua crisi non ha un ambito particolare: si estende a ogni terreno delle attività umane in cui negli anni passati si è estesa la cultura e la pratica neo-liberista. Cioè, praticamente, ovunque. La prospettiva con cui occuparsene è quella di un bene comune fondamentale: la fiducia è per le forme sociali è quello che l’aria pulita è per gli esseri viventi.

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

1. La crisi della fiducia ha tante cause, sia epocali e globali, sia contingenti e locali. Le cause epocali e globali sono date dalla fluidificazione della società. In passato, fiducia si costruiva in modo “quasi-naturale” sulla base della durata nel tempo delle forme sociali e della forza delle narrazioni che ne costruivano il senso. In una società fluida, tutte queste condizioni non si danno più. Le cause contingenti e locali, per il nostro paese … credo non ci sia bisogno di descriverle.

2. La fiducia è un bene comune e come tutti i beni comuni non può essere progettata e prodotta in modo diretto. Però, con riferimento alle istituzioni e alle organizzazioni in generale, si possono creare le condizioni affinché sia possibile e probabile che relazioni di fiducia siano ricostruite.

Con riferimento alle comunità, il tema della crisi della fiducia (intesa come crisi della fiducia nelle comunità) non esiste: non ci possono essere comunità se non c’è fiducia. E quindi, crisi delle comunità e crisi della fiducia sono praticamente la stessa cosa (mentre ci possono essere istituzioni senza la fiducia di chi dovrebbe fruirne). Il tema della fiducia tra le persone è un po’ diverso. Oggi, nella crisi della fiducia nelle organizzazioni, si dice che si tende ad avere più fiducia in quelli che ci sono pari. E’ vero. Però credo che quella cui ci si riferisce come la fiducia tra pari, sia spesso una fiducia superficiale. Viceversa, credo che una società caratterizzata da una fiducia diffusa, intesa come risorsa sociale e come bene comune sia un ambiente favorevole anche per la diffusone della possibilità che singole persone provino fiducia per altre singole persone.

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Non credo che ci sia una sola strada da percorrere per costruire fiducia: come tutti i beni comuni, essa non può essere prodotta in modo diretto, ma può emergere come risultato parallelo di altre attività con altri scopi. In altri termini, si costruisce fiducia facendo bene qualcosa assieme. Per esempio: vivere delle esperienze di buona sanità rigenera fiducia nelle istituzioni; organizzare assieme una festa di strada, genera fiducia nella comunità (e quindi genera comunità); e così via. Certamente, in un ambiente dominato dalla non-fiducia, una forma di fiducia può essere costruita tramite la trasparenza e la visibilità (un ristorante in cui la cucina è in vista, un’organizzazione i cui bilanci sono pubblici, e così via). Ma, come dicevo, quella che queste strategie producono è una fiducia superficiale, che funziona da palliativo quando, di base, non c’è fiducia. Inoltre anche trasparenza e visibilità, in un retroterra di sfiducia, possono generare mostri. Un esempio tra i tanti: videocamere negli asili perché i genitori possono vedere in tempo reale cosa succede a scuola (poiché, per sfiducia, si teme che i bambini possano essere trattati male). Riguardo alla bibliografia: rimando al mio libro Design When Everybody Designs (MIT Press), pagina 173 e seguenti.

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Vedi una risposta precedente: tutti quelli che hanno immaginato e portato a termine delle attività socialmente riconosciute come valide (e che, per questo, hanno creato fiducia). Ma è sempre una fiducia accordata in via transitoria. Si potrebbe dire. Una fiducia fino a prova contraria.

 

Dino Amenduni – Proforma 

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Nella comunicazione istituzionale e politica. Bisogna creare un insieme di pratiche politiche che permettano a un cittadino di tornare a fidarsi del proprio sindaco, del proprio parlamentare di riferimento, del candidato del proprio collegio o della propria regione. Per farlo penso che sia sbagliato concentrarsi solo sugli strumenti, sulla infinita diatriba analogico versus digitale, ma che sia opportuno lavorare su schemi politici basati su una sorta di patto etico: il politico cede pezzi di potere al suo elettorato (potere su una singola issue, potere di decisione su alcuni temi specifici, potere di esporre pubblicamente critiche, potere di co-costruire una proposta di legge…), in cambio il suo elettorato di riferimento contribuisce in modo più attento e motivato alla creazione di senso e di consenso attorno al politico che per primo ha messo in piedi questo patto etico. Ma, come è del tutto evidente, questo meccanismo funziona se è il politico a fare il primo passo ed è disponibile a cedere potere (anche su cose piccole, ma certe, con un rapporto misurabile tra partecipazione e impatto della partecipazione sulla presa di decisione finale)

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

Tre cause della crisi di fiducia: 1) il rapporto diretto e misurabile tra promessa ed esecuzione (accountability) è troppo raro, dunque emerge un senso di sfiducia generalizzata; 2) le scelte politiche principali, anche quelle rilevanti, anche quelle potenzialmente impopolari, sono imposte e non spiegate. Il cittadino/elettore si sente dunque escluso dal rapporto fiduciario e si allontana dalla politica; 3) i singoli episodi di attualità (l’indagine per corruzione, il voto che salta su un provvedimento importante per la propria parte politica, le “larghe intese” come unica possibilità di fare politica nazionale in questo paese per citare alcuni esempi) che si ripropongono con una frequenza tale da far subentrare, nei cittadini, la percezione che “tanto le cose non cambieranno mai”.

Per fiducia, in questa sede, parlo sempre di fiducia nei confronti delle istituzioni politiche.

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Mi autocito 🙂 In questa presentazione tengo insieme tutti gli spunti che nell’ultimo anno mi hanno portato a queste considerazioni – https://www.slideshare.net/Proformaweb/comunicatori-e-permanenti-cosa-cambia-nellera-dei-parrucchieriinfluencer

Chi sono le “fonti di informazione” credibili quando si parla di fiducia in Italia? C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?”

Il rapporto annuale “Gli Italiani e lo Stato” di Demos ed il Trust Barometer di Edelman

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Il Veracity Index di IPSOS, ricerca annuale che misura il livello di attendibilità di una persona sulla base della sua professione, testimonia il sostanziale ribaltamento dell’idea di influenza/persuasione per come la conosciamo: gli intermediari di fiducia classici (sopratutto media, politica, corpi intermedi) sono quasi del tutto screditati, a vantaggio di figure tutto sommato eteree, quasi non mappabili: “l’uomo qualunque”, la “parrucchiera” sono figure che ci dicono che gli influencer possono essere ovunque, sono spesso influencer all’interno della propria micro-nicchia, che esteriormente è quasi impossibile individuarli e definirli come intermediari di fiducia, ma questo è il ruolo che di fatto ricoprono. Il tracciamento delle nuove reti è dunque a mio avviso assai complesso e dovrebbe partire, tra le altre cose, dalla Social Network Analysis e in generale dai flussi che portano determinati contenuti digitali ad arrivare dal punto A al punto B e perché (chiaramente questa riflessione è parziale perché non tiene conto dei meccanismi di influenza che avvengono lontano da Internet)

C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

Il generatore di fiducia è: 1) chi mi spiega perché fa le cose; 2) chi fa poche cose e bene; 3) chi chiede scusa quando sbaglia. Mi fido della redazione di Valigia Blu, perché li conosco dall’interno e so come lavorano. Mi fido dei miei soci di Proforma (e sarebbe dura essere socio di qualcuno di cui non mi fido). Mi fido della mia famiglia, genitori e fidanzata, perché non vedo una buona ragione per la quale dovrei tenere la guardia alta con loro 🙂

 

Blog


I commenti sono chiusi.