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Dopo l’apertura ufficiale della mattina, il pomeriggio del primo giorno di workshop è stato caratterizzato dal primo “co/A Lab” – uno spazio di dialogo e discussione tra partecipanti, enti banditori, e RENA/Snark. In questo Lab sono state presentate in maniera creativa le 5 proposte finaliste.
1) My Auletta: i partecipanti dello studio londinese Allies & Morrison Urban Practitioners sorprendono subito tutti presentando un plastico rappresentante l’Auletta immaginata nella loro proposta. Percorsi in bicicletta, nuovi spazi e valorizzazione di altre attività all’aperto come rafting e speleologia. Ma soprattutto cibo! Punto di partenza della loro riflessione: le persone che vengono ad Auletta devono essere messe nella condizione di interagire con la popolazione locale. Ostentano grande umiltà nel dire che non hanno immaginato nulla di straordinario, perché – a loro dire – Auletta e il territorio circostante non hanno bisogno di idee rivoluzionarie ma di passi concreti. La proposta suggerisce un preciso piano gestionale che prevede una fase iniziale che permette il recupero dei costi ed una serie di azioni successive volte a creare profitto. Giardini, una piscina, una trattoria e una messa a regime di un albergo diffuso con strutture recettive di grande qualità. Ma le attività future sono lasciate nelle mani dei cittadini, prevedendo concorsi, festival ed eventi realizzabili in breve tempo e con la partecipazione della comunità locale. Non si vuole ricreare qualcosa ma ri-collegare le parti della città che sono fisicamente, e di conseguenza umanamente, distanti.
2) Auletta il paese che parla: lo studio fiorentino Qart progetti fa dello storytelling, ovvero del racconto, la leva per valorizzare la memoria del terremoto e far fiorire idee ed energie per il territorio di Auletta. I proponenti gettano subito un’esca alla numerosa platea e ai colleghi progettisti proponendo di partecipare alla prossima Biennale di architettura di Venezia – Common Ground – impresa che loro non si sono sentiti di proporre in solitaria ma che sarebbero pronti a sostenere e mettere in pratica assieme agli altri progettisti disponibili. La presentazione prosegue con lo showcasing delle attività proposte, o meglio dei mezzi e degli strumenti comunicativi utili ai fini dello storytelling. C’è Radio Auletta, uno strumento in cui romanticismo e innovazione diventano i cardini della narrazione di storie geologiche, storie dei ruderi. A seguire, la Natural Human-Computer Interaction viene presentata come la tecnologia che permette un dialogo a due, dove a differenza di un semplice museo non si accetta passivamente la conoscenza ma c’è l’occasione per condividere prospettive ed esperienze. AD² (letto “Adiquadro”), ovvero Albergo Diffuso-Diffuso, è l’elemento di unione tra la narrazione diffusa e una struttura recettiva anch’essa diffusa.
3) Can Auletta “feed” itself?: punta sul cibo il duo emiliano di Lucchetti & Sghedoni. La terra è l’elemento chiave
rilevato dalla proposta e viene brillantemente coniugato con la scuola e la formazione locale. Si sfrutta il progetto dell’Albergo diffuso per agevolare i potenziali studenti. La Scuola Diffusa è quindi lo strumento atto a dare una continuità logica all’albergo diffuso. Il connubio scuola-aziende agricole diventa così il punto di arrivo della triangolazione terra-formazione-lavoro. Questa proposta fa vivere le proprie idee all’interno di un contesto urbano atipico inteso a trasformare Auletta in una città in transizione. La meta finale della proposta è rendere il territorio di Auletta una terra che appunto si auto-alimenta attraverso l’agricoltura e promuove lo sviluppo economico urbano attraverso l’indotto creato dalla Scuola Diffusa. Bello il concetto di terroir, il sapore della terra. L’uomo nutre la terra, il mercato agricolo nutre la comunità e la ristorazione permette di aumentare la consapevolezza e la conoscenza dei prodotti della terra.
4) Scenari Possibili: i giovanissimi campani di Aste e Nodi partono da un’esperienza realizzata con successo a Torre Orsaia (SA). E’ loro intenzione sfatare alcuni miti sullo sviluppo locale, in primis il fatto che il turismo non rappresenta una panacea per l’economia locale. Tra le priorità identificate c’è innanzitutto un piano per fare rete con un approccio nuovo ed efficace. L’obliquità implica il saper riconoscere gli esiti di un processo, saperli valorizzare e mettersi in discussione durante lo stesso processo. La creazione di “epicentro dell’arte” è una delle idee proposte: unire le comunità che sono state colpite dal sisma del 1980 attraverso l’interesse artistico e delle mostre in cui si invitano artisti nazionali e internazionali a sviluppare le proprie opere in loco.
5) Le mie idee cercano casa qui!: i catalani di Vida+facil puntano su un modello di sviluppo a spirale dove piccole risorse utilizzate possono generare altre risorse. L’interventi umani non solo usano risorse ma allo stesso tempo possono crearle. Il modello è basato sulla sinergia tra le varie attività e il dialogo tra i diversi stakeholder. La comunicazione viene declinata attraverso la valorizzazione del marchio territoriale ed una proposta dei servizi che sia aperta a tutti e non sia definita in base alle fasce di età e beneficiari (“siamo contro i ghetti”). Le due progettiste hanno recepito in modo costruttivo le idee degli altri finalisti accogliendo il concetto di slow turism suggerito dalle colleghe di Lucchetti & Sghedoni, oppure la necessità di mettersi a nudo e raccontarsi come auspicato da coQart.
Pausa caffè, ritorniamo ai lavori a porte chiuse per approfondire il dialogo con la giuria. A domani per i prossimi highlight di questo workshop.
 

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