E’ notizia degli ultimi giorni, ed ha suscitato non poco interesse tra operatori del settore e non.
Una piccola azienda barese, la Fluidotecnica Senseverino, potrebbe essere in grado di aiutare la British Petroleum e il governo nordamericano nella soluzione definitiva del problema della ‘marea nera’. [//]
Un danno ambientale unico per vastità e e incalcolabile per portata, ma la cui definitività potrebbe essere evitata da un macchinario chiamato Oilsep CC Ecology.
Brevettato dalla Fluidotecnica, l’Oilsep è in grado di separare nettamente  l’acqua da tutti i fluidi galleggianti dispersi in mare da navi cisterne o piattaforme petrolifere, con un’affidabilità che si aggira intorno al 99%.
Il prodotto è stato felicemente testato dalla Bosch, altra importante azienda con impianti produttivi in terra di Bari, ed è attualmente richiesto in molte zone a forte estrazione di idrocarburi fossili, come l’Oman e la Nigeria.
Nei giorni scorsi, il tam tam mediatico aveva portato la notizia all’attenzione di blog e furum, tra lo scetticismo diffuso di coloro che non credono o non conoscono la storia di Davide e Golia.
La stessa BP non aveva immediatamente raccolto l’iniziativa del titolare della Fluidotecnica, che aveva personalmente contattato la Società raccogliendo l’invito a collaborare posto nella home page del loro sito.
L’intervento diretto del Presidente Vendola ha dato un notevole impulso alla vicenda: con una lettera scritta al Ministro Frattini, all’Ambasciatore Statunitense in Italia David Thorne e all’Ambasciata italiana negli Usa, Nichi Vendola, a capo di una regione riconvertitasi all’economia verde, si è personalmente fatto garante e promotore dell’iniziativa, offrendo non solo la possibilità di utilizzare il macchinario, ma l’appoggio e il sostegno produttivo dell’intero distretto della meccanica pugliese.
Tutte le aziende del distretto, infatti, iniziativa unica nel suo genere, hanno deciso di fare fronte comune e di aiutare la Fluidotecnica nella produzione della totalità dei macchinari che dovessero rendersi necessari per la soluzione definitiva del problema.
Il governo americano ha dichiarato di essere interessato al macchinario e a che contatti in tal senso possano essere avviati.
Un’iniziativa di cui andare fieri, e un’esempio concreto di come il ‘fare sistema’ non debba restare confinato nel campo delle buone intenzioni, ma possa diventare la prassi concreta di ogni giorno.
Con consapevolezza e lavoro comuni, ma anche con la voglia di osare e di crescere al di là dei propri naturali orizzonti.