Vorremmo condividere con altri arenauti e non delle riflessioni – totalmente spontanee e di getto – espresse da Elena Fenili nei giorni seguenti la terza Assemblea Generale di RENA. Quello che leggete qui sotto e’ quello che e’ stato inviato via e-mail alla redazione. Prenderei questa come un’opportunità per tutti di condividere pensieri, visioni e idee che possano aiutare l’intera associazione. Ora a Elena e dopo a voi per i vostri commenti. (Redazione)
Elena Fenili scrive:
Bisogna mantenere alta la motivazione, lo spirito di gruppo prima ancora dell’impegno sui singoli progetti.
La motivazione non deve essere guidata da un auto-convincimento, o da un convincimento esterno, la motivazione deve far parte della vita quotidiana dei singoli arenauti, a prescindere da RENA.
Dobbiamo evitare il rischio di pensare e dire in RENA cose che ogni giorno non avremmo mai il coraggio di applicare. Dobbiamo evitare egoismi e comportamenti autoreferenziali, dobbiamo incentivare invece l’umiltà e la consapevolezza che non sarà il singolo progetto a cambiare qualcosa, che forse nemmeno noi vedremo i veri cambiamenti…ma dobbiamo credere che agendo in questo modo i cambiamenti ci saranno davvero, anche se non ne usufruiremo più direttamente. O almeno dobbiamo provarci, anche se il modo risulterà errato.
Dico dobbiamo perché è anche nostra la responsabilità di come vedremo i nostri figli tra 20 anni, di come osserveremo cosa va e cosa non va in questo Paese, della mancanza o meno di educazione che incontriamo ogni giorno per strada. Il cambiamento culturale deve partire innanzitutto dall’insegnamento che dare la colpa agli altri (chiunque essi siano, politici passati, politici attuali, colleghi, amici, amministratori pubblici temporanei, la fame nel mondo, le guerre….) evitando di prendersi qualsiasi responsabilità, non porta a nessun risultato, prima di tutto per sé stessi e poi nei confronti della società in cui viviamo.
Ma la prima motivazione deve essere il vero deterrente: per sé stessi. Perché dovrebbe far paura immaginare di essere potenzialmente “persona”, di avere tutti gli strumenti, e scegliere invece di vivere “spersonalizzati”.
In antropologia filosofica si definisce persona un essere razionale dotato di coscienza di sé e in possesso di una propria identità e qui intendo identità nella sua accezione di individuazione, di consapevolezza e affermazione delle caratteristiche che lo distinguono dagli altri. Dovrebbe fare una paura folle il rischio di non essere distinto da nessuno, di passare senza essere riconosciuto, di potere ma non volere manifestare sé agli altri. Dovrebbe far paura averne le facoltà ma scegliere deliberatamente di non vivere.
E’ semplice comprendere perché è necessario mantenere lo spirito di gruppo. È la stessa ottica che ci fa comprendere che i “fardelli” siamo tutti in grado di portarli da soli, ma insieme pesano sicuramente di meno…proviamo quindi a non pensare ai “fardelli” ma alle cose positive da condividere. Il successo di un evento/un progetto/un’idea, se è frutto del lavoro di un singolo, quel singolo acquista sicuramente stima e fiducia, ma se lo stesso progetto/idea/evento è frutto del lavoro di un gruppo come quello di RENA (per quanto eterogeneo esso sia) allora il successo non sarà la somma dei singoli successi, il successo sarà la base del vero cambiamento!