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Sabato 3 settembre –  Bill Emmott e Antonello Caporale parlano di “Giornalismo 2.0 e democrazia” alla giornata conclusiva della Summer School.
summer-school‘Il giornalismo conosce oscillazioni tra momenti di poverta’ e momenti di ricchezza: questa è una fase di povertà del giornalismo’. Al termine di un’estate segnata nella sua Inghilterra dal Murdoch Gate, lo scandalo che ha portato alla chiusura del giornale ‘News of the world’, Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, non fa sconti alla propria categoria. A un sistema dell’informazione, come quello inglese, che ha rivelato le sue pecche, ma anche a quello italiano, dove ‘la stampa è libera, ma poco credibile perche’ politicizzata’.
Si parla di rapporto tra media e politica, nella giornata conclusiva della Summer School di Rena. E al termine di una intensa settimana, gli studenti assistono a un vivace dialogo tra Emmott e il giornalista di Repubblica Antonello Caporale sul rapporto tra ‘Giornalismo 2.0 e democrazia’, incalzati dalle domande della giornalista e arenauta Eva Giovannini, e naturalmente degli studenti.
Emmott, amico di Rena, per la prima volta sfodera in un dibattito il suo italiano. E nella nostra lingua spiega che dal suo punto di osservazione privilegiato è ottimista ‘sulla democrazia piu’ che sul giornalismo’. Ma per la democrazia individua il ‘pericolo piu’ grande’ nella ‘concentrazione di potere a livello locale e centrale’. Un problema che preme anche sul giornalismo. ‘In futuro dovremo trovare delle nuove strade – è il suo imperativo – ma sono ottimista che le troveremo’.
Non lo è altrettanto – e lo dice chiaro e tondo – Antonello Caporale. ‘Benissimo Internet e new journalism, ma dobbiamo garantire indipendenza e credibilità – osserva – E invece negli ultimi 20 anni l’Italia si è lasciata andare a un sistema di fortissima correlazione di potere mediatico, politico e industriale’. Siamo arrivati a un punto di rottura? Il sistema sta per crollare? Il giornalista di Repubblica non ne sembra molto convinto, soprattutto se si guarda alla qualità della nostra democrazia: ‘La colpa e’ dentro di noi – dice – perche’ troppe cose vengono fatte passare cosi’ come sono, senza la convinzione che possano essere migliorate. Ma allora che viviamo a fare?’. Di qui, Caporale lancia a Rena una sfida: ‘Avete costruito intelligenza collettiva e responsabilità, ora con coraggio e anche un pizzico di aggressività venite soprattutto al Sud a costruire modelli alternativi, buone pratiche, e riprodurli’.
Una risposta allo stimolo di Caporale è già nel dna della Summer School di Rena a Matera? Questa è la nostra convinzione.

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