measuring_tape_inchcmArticolo di Andrea Danielli e Filippo Lubrano.

Fare di più con meno risorse è l’unica ricetta per rilanciare il paese. Il case study costituito da Rena è una ghiotta occasione per identificare alcune condizioni che la rendono possibile.

Abbiamo provato a stendere un elenco del mix di valori che anima l’associazione e contribuisce a renderla efficace.

1) Meritocrazia
La ricetta è semplice, e mutuata dalla “A” di Apertura. In Rena chi ha voglia di fare fa: ogni progetto è aperto alla collaborazione volontaria, ovviamente secondo le inclinazioni dei membri. I coordinatori e i partecipanti si autoselezionano lavorando, e lasciano se non si sentono in grado di dare il massimo. Perché meritocrazia, in Rena, fa prima di tutto rima con “buon senso”.

2) Sacrificio
L’outsourcing è ridotto al minimo, l’approccio è “hands-on”. Ciò che non viene più esternalizzato viene realizzato dagli stessi arenauti, nei ritagli di tempo, sporcandosi le mani. Il carnet di professionalità a disposizione dell’associazione – dall’ingegnere al web designer, passando per commercialisti e pr – fa il resto. Vi fa effetto vedere un dirigente dell’Onu a svolantinare, o un notaio che ritaglia cartoncini come Muciaccia in una puntata di art-attack? Bene, benvenuti. Certo, costa molto in termini di lavoro e vita privata, ma quando ci si ritrova tutti per brindare ai successi la fatica passa (vedi punto 7).

3) Passione-speranza
Si entra volontari in Rena, e si crede in un programma ambizioso e appassionante: migliorare il paese. Si spera che il proprio lavoro serva a qualcosa, nel breve e nel lungo periodo. Si ha fiducia in questa speranza perché si progredisce, con la costanza dei piccoli passi, e perché si crede nel valore delle persone che si incontrano.

4) Comunità-accoglienza
Rena è una comunità aperta a chi ha voglia di fare. Nessuno ti chiede cosa voti, quale ideologia ti abbia forgiato, che squadra tifi. Si parte con una skypecall, e poco tempo dopo si è a bordo. Il tempo di inclusione è ridotto al minimo: basta qualche giorno per sentirsi parte dell’associazione – e protagonisti del cambiamento.

5) Formazione
In Rena non esistono cariche e status acquisiti. Anche per questo, in Rena si continua quotidianamente ad imparare: per la qualità degli arenauti, per il confronto, per le sfide sempre più complesse che ci si pone. Coinvolgere 120 realtà sul territorio italiano, dar vita a un evento con 400 invitati, visitare 5 scuole e 1000 studenti richiedono organizzazione, capacità di risolvere gli imprevisti e di gestire lo stress. L’autoformazione tra pari, per imitazione, è uno degli strumenti di apprendimento più forti.

6) Trasparenza-fiducia
Mettiamo insieme trasparenza e fiducia, perché la prima provoca la seconda. Chi fa cosa? Quanto spende? Non è difficile conoscere questi dati.
In Rena si delega molto, perché si ha fiducia nelle capacità dell’altro: è l’unico modo per sopravvivere al carico lavorativo.

7) Divertimento
Fare cose serie, ma non in modo serioso. Ecco il trucco alla base di tutto. Se ridi passa la fatica: in Rena ci sono diverse occasioni per stare bene. Beninteso, il divertimento è fondamentale in qualunque realtà associativa che sia sottoposta a stress e innovazione. E’ un collante unico, ben più potente di qualsiasi retribuzione, perché non arriva solo come reward finale, ma è parte integrante e costante del percorso di lavoro.

8) Rete
Rena lavora in rete, instaura partnership con realtà affini, istituzioni e imprese. Nella società della conoscenza e dei social media è impossibile crescere in solitudine, perché i mezzi non bastano, e fa un gran bene conoscere nuove realtà attraverso la collaborazione e contaminazione reciproca. Mettersi in dubbio aprendosi costantemente al nuovo: ecco il segreto dietro l’intelligenza collettiva promossa dall’associazione.

In questo particolare momento storico, viene dunque da chiedersi cosa può imparare la politica da Rena? In maniera forse poco umile vi rispondiamo schiettamente: molto, a livello metodologico, comunicativo, teorico e relazionale.

  • Metodo: da un po’, anche per l’esperienza di alcuni di noi, ci siamo convinti che un modo di risollevare il destino della PA consista nell’arricchirla di piccoli team di giovani laureati, selezionati con un procedimento serio, come può essere un concorso pubblico. Su un piano più generale, dobbiamo promuovere l’adozione del principio di sussidiarietà delegando nuove funzioni a enti più efficaci in libera concorrenza, ovviamente solo adottando una trasparenza totale nella gestione degli incarichi. La cooptazione può essere anche positiva, ma in un Paese come il nostro vanno esplicitate in maniera più chiara regole condivise.
  • Comunicazione: “al bacio”. Ovvero, in un acronimo, KISS: Keep It Short and Simple. obiettivi precisi e condivisi, declinati a cascata con una struttura agile e delegativa. I politici dovrebbero far sentire gli italiani parte di un progetto più ampio e di una comunità che non si basa sulla condivisione di un’ideologia, ma solo sul senso di voler fare per il bene del Paese. Il tutto, dando un po’ di speranza che gli sforzi fatti portino a qualcosa.
  • Teoria: il futuro si riscrive abbandonando il consumismo e creando un nuovo approccio al lavoro, davvero knowledge-based. La collaborazione in economia deve essere favorita e regolamentata con nuovi strumenti normativi – per esempio ripensando la tutela della proprietà intellettuale. La nuova politica deve accogliere e assecondare le spinte alla trasparenza e all’apertura che provengono dalla Rete, adottando con decisione il Freedom of Information Act. Occorre infine tornare a parlare di benessere, senza per forza proiettarlo nell’utopia.
  • Relazione: i politici dovrebbero imparare ad ascoltare e rispettare maggiormente i propri elettori. Le relazioni devono diventare più orizzontali, occorre instaurare un vero dialogo. Nel 2013, con le centinaia di tecniche di comunicazione in Rete e non, la monodirezionalità, che genera solo scollamento, non appare più giustificabile.

È sulla base di queste direttrici che Rena opera, in maniera apartitica, certo, ma con impatti sulla res publica che di fatto la rendono agente politico. Ed è su questi cantieri che si giocherà la credibilità del nostro Paese nei mesi e negli anni a venire. Perché per rendere l’Italia un paese a regola d’ARTE, ci vorranno prima di tutto consapevolezza e metodo.