Il black friday, il cyber monday e in generale l’incremento di tali iniziative hanno ulteriormente alimentato il dibattito in materia di lavoro e nuove forme di precarietà.

Per continuare a immaginare la cura e comprendere davvero “come” e “quanto” questo tema si leghi al dramma delle disuguaglianza sociali, abbiamo coinvolto Antonio Aloisi e Valerio De Stefano, autori del libro “Il tuo capo è un algoritmo” (edizione Laterza), presentato mercoledì 18 novembre sulla nostra pagina Facebook grazie alla moderazione di Cecilia Manzo, socia RENA e docente di sociologia dei processi economici e del lavoro presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La diretta ha anche previsto il servizio di interpretariato LIS.

Ecco com’è andata!

Siamo bombardati da una lettura esclusivamente numerica legata alla presunta fine del lavoro. Questa retorica è servita spesso a giustificare scelte mirate all’erosione delle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici.

Se il costo della manodopera diminuisce rendendo il mercato sempre più competitivo e follemente rivolto verso nuove forme di precarietà e subordinazione mascherata – specie durante la pandemia -, appare chiaro perché le aziende scelgano di non investire in nuovi processi tecnologici rivolti alla piena automazione dei processi produttivi.

Peggio, come ci hanno raccontato Antonio Aloisi e Valerio De Stefano , accade che proprio su tali meccanismi di competizione vengano basati algoritmi e sistemi di controllo mirati esclusivamente a logiche di ricatto. 

L’intelligenza artificiale, gli algoritmi e i nuovi strumenti tecnologici, però, non sono elementi di per sé negativi. Al contrario, l’introduzione di questi sistemi può – come già avvenuto in passato – migliorare drasticamente le condizioni lavorative di donne e uomini.

Ecco perché il focus deve riguardare le finalità delle rispettive applicazioni, un principio chiave soprattutto per la filiera digitale, spesso ai margini del campo di applicazione del diritto.

L’urgenza è quindi quella di tornare a concepire il lavoro – e di conseguenza l’organizzazione dello stesso e degli strumenti connessi – come mezzo per l’autodeterminazione personale. E proprio in tale direzione, ad esempio, il tema dello smart working può rappresentare un’occasione da non perdere, specie se correttamente regolamentato.  

Per maggiori informazioni sul libro “Il tuo capo è un algoritmo”: www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858141298

Per rivedere la diretta, invece: www.facebook.com/rena.arte/videos/646822346008478