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L’etica all’interno delle aziende può sicuramente andare di pari passo con l’essere eccellenti imprenditori. Chi dà lavoro fa un’opera giusta, chi cerca di innovare la propria azienda è di ausilio per tutta la comunità. Un imprenditore illuminato è colui che pensa al proprio guadagno ma anche a quello dei propri collaboratori; che guida l’azienda con coscienza e mette al primo posto il rapporto umano.
In questa prospettiva anche il profitto non è qualcosa di negativo, non è mero egoismo, ma il risultato concreto di un lavoro fatto bene.
Ma cos’è l’etica? [//] L’etica riguarda la condotta umana, la morale che, abbandonando la concezione filosofica, si trasforma in azioni concrete all’interno dei modelli organizzativi sociali quali ad esempio le associazioni, i partiti politici, le imprese, le industrie.
Viviamo in un contesto sociale e storico in continuo cambiamento. Spesso ci ritroviamo a comporre studi talmente lunghi ed approfonditi sulle analisi organizzative che alla fine dello studio l’oggetto dell’indagine non è più lo stesso, perché mutato nel corso dell’indagine stessa.
È per questo che “il cambiamento” deve essere concepito come un punto di partenza, una costante da ascoltare ed assecondare nelle realtà socio economiche, un’opportunità continua di evoluzione rispetto alle abitudini precedenti.
Ma perché cambiare? Questa è la domanda che tutti gli attori del processo organizzativo si pongono. E l’accento della domanda cambia a seconda se chi la formula sia il promotore o l’ostacolatore del processo. E allora è semplicemente l’esordio di obiezioni che costituiscono un classico della vita sociale ed aziendale di tutti i tempi: “ne abbiamo fatto a meno sino ad ora”, “qui da noi è impossibile”, “lei è avanti anni rispetto ai nostri problemi”, “venga lei al mio posto se ritiene di poter fare meglio”.
La radice della difficoltà di cambiamento risiede nell’itinerario naturale che le persone compiono nella loro vita e le organizzazioni con loro, dato che le organizzazioni vivono di persone: man mano che il tempo passa la propensione più naturale che si sviluppa è quella della difesa dei risultati raggiunti, delle posizioni conquistate, difesa che si manifesta contro le “minacce” portate dai numerosi agenti di cambiamento che si presentano quotidianamente. Ed è a questo punto che il giovane e l’illuminato imprenditore, dirigente, libero professionista, collaboratore deve cogliere la novità e saperla interpretare all’interno ed all’esterno del
territorio di appartenenza.
Il territorio diventa, quindi, il luogo principale della nostra sfida, del nostro essere, del nostro stare al mondo: il territorio è il luogo del domani e territorio vuol dire anche essere attenti alle nuove iniziative, alla nuova imprenditorialità giovanile, alle imprese che nel territorio crescono e si trasformano seguendo i cambiamenti che i ritmi di oggi impongono.
Il nostro Paese deve riuscire a costruirsi intorno a questi valori, soprattutto nel momento di forte cambiamento che sta attraversando ed alla luce dell’essere Nazione strategica nelle relazioni economico territoriali tra Mediterraneo ed Europa.
La nuova sfida sarà costruire una identità territoriale forte che possa permettere alle attuali e future generazioni di governare con serenità sociale tracciando linee di politiche a lungo termine.
Non dobbiamo, infine, pensare che la soluzione dei nostri problemi possa venire dal di fuori: siamo noi – giovani professionisti, imprenditori, lavoratori, amministratori locali – che dobbiamo fare leva sulle nostre capacità. E dobbiamo, proprio per questo, ricercare la massima coesione.

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