Prof. Giovanni Schiuma


 
 
A cinque giorni dalla partenza ufficiale della Summer School di RENA su Buon Governo e Cittadinanza Responsabile (Matera, 27 agosto – 4 settembre), abbiamo intervistato il Prof. Giovanni Schiuma, esperto di fama internazionale sull’impiego delle arti come strumento gestionale innovativo per lo sviluppo delle imprese, delle prassi gestionali e delle dinamiche di creazione del valore.
Il Prof. Schiuma è tra i docenti della Summer School e il 29 agosto interverrà con una lezione dal titolo “La valutazione delle prestazioni e governance locale: il ruolo di una cittadinanza attiva”.


RENA: Prof. Schiuma, lei è molto impegnato con i giovani e da anni si dedica allo sviluppo di progetti che hanno come obiettivo primario il miglioramento della qualità della ricerca in Italia e all’estero, è responsabile scientifico del Laboratorio di Ingegneria Economico-Gestionale (LIEG) (Center for Value Management) presso il DAPIT, dell’Università degli Studi della Basilicata, coordinatore nazionale del Progetto PRIN07 “Modelli di valutazione e gestione del capitale intellettuale per le dinamiche di creazione del valore e analisi dell’impatto sulle prestazioni aziendali”. 
Come definirebbe il processo di valutazione?
GS: Il processo di valutazione in grande sintesi può essere definito come il processo di comprensione di un fenomeno o di un oggetto sotto osservazione. Esso comprende essenzialmente tre dimensioni fondamentali: l’identificazione delle variabili/componenti da osservare; una classificazione delle dimensioni in oggetto di analisi; ed infine una misurazione delle dimensioni identificate. La finalità della valutazione è quella di analizzare un fenomeno o oggetto così da definire una base informativa utile a spiegare il passato, il presente ed il possibile futuro e di conseguenza fornire una base informativa utile per prendere delle decisioni.
RENA:Quanto è importante saper valutare?
GS: La valutazione è fondamentale poiché in assenza di essa diventa alquanto difficile se non impossibile gestire. Infatti ogni scelta gestionale ed azione operativa dovrebbe basarsi su una base informativa utile a comprendere l’efficacia ed l’efficienza delle scelte operate.
RENA: E, nella fattispecie, saper valutare i processi amministrativi? 
GS: Nel caso precipuo dei processi amministrativi la valutazione rappresenta la base per una loro razionalizzazione ed ottimizzazione. Attraverso la valutazione è possibile rendere i processi comprensibili, trasparenti, efficienti e revisionabili. Inoltre essa consente di definire un’utile supporto gestionale per guidare l’adozione della meritocrazia, la deburocratizzazione della macchina amministrativa, e l’attivazione di un importante canale di comunicazione interno ed esterno alle organizzazioni pubbliche.
RENA:Lei come valuta le prestazioni delle amministrazioni locali italiane?
GS: Complessivamente ritengo che esistano ampi margini di miglioramento e che purtroppo il livello di efficienza e di qualità dei servizi sia ben lontano da un livello di eccellenza, sebbene la situazione non possa essere del tutto generalizzata.
RENA: Quanto conta in questo processo la partecipazione attiva dei cittadini?
GS: Il processo di valutazione ritengo sia alla base di un miglioramento della trasparenza dei processi amministrativi. Attraverso un’aumentata trasparenza è certamente possibile favorire un maggior coinvolgimento dei cittadini e favorire una loro maggiore azione come co-creatori di valore. La valutazione consente di definire un canale di comunicazione interna che permette di evidenziare le disfunzioni e le aree/ambiti nei quali si rendono urgenti degli interventi e dall’altro lato rappresenta uno strumento di rendicontazione delle attività sviluppate, dei loro output e soprattutto dei loro impatti. In altre parole la valutazione consentirebbe di ridurre la distanza tra i cittadini e la ‘macchina burocratica delle pubbliche amministrazioni. Occorre partire da un presupposto fondamentale: le amministrazioni esistono per servire la collettività. Purtroppo queste oggi appaiono troppo spesso autoreferenziali. Con una provocazione, la valutazione consente di far uscire le amministrazioni fuori della loro ‘comfort zone’ e di confrontarsi con i cittadini in termini di valore generato.
RENA: Quanto importante formare i giovani alla cittadinanza attiva?
GS: Oggi è fondamentale costruire una nuova cultura per lo sviluppo. Occorre infondere fiducia della propria autodeterminazione, nella capacità di fare la differenza, nella capacità di immaginare e costruire un futuro di benessere. Essere attivi cittadini significa comprendere in primo luogo la propria missione di cittadino e quindi il proprio ruolo attivo. La valutazione è uno strumento che può contribuire a quello, certamente non è l’unico. Forse la sfida più grande è quella di capire come forgiare le menti ed i cuori e convogliare le energie della società verso un migliore futuro.