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Vade retro, diaspora. Il continente africano vuole combattere l’emorragia di talenti e diventare sufficientemente appetibile da attrarre persino professionisti da fuori, e per farlo ha deciso di agire subito, online.
Tra le varie iniziative nate nel fertile continente nero dopo l’ondata di colonizzazione cinese, un progetto meritevole di approfondimento – anche perché nato interamente in loco, da autoctoni animati da sani principi di rilancio della loro terra, piuttosto che da logiche speculatorie – è sicuramente la piattaforma Zebrajobs.
Oltre a risolversi in una sorta di “Monster” espressamente dedicato all’Africa, infatti, Zebrajobs ha infatti ospitato nei giorni scorsi il primo salone d’impiego digitale della storia del continente dal Cuore di Tenebra: uno spazio virtuale completo al quale tutti hanno potuto accedere, consultare offerte di lavoro, sottomettere CV, ottenere informazioni sulle aziende e chattare real-time con dei potenziali datori di lavoro.
Un perfetto esempio di incrocio tra domanda ed offerta secondo il modello sempre più diffuso dei saloni per l’impiego virtuali: la novità, però, è che questa volta non si lottava per una poltrona al 28° piano di un grattacielo di Manhattan, né per quel posto da CFO a Frankfurt-am-Mein, bensì per un ruolo da amministratore in una qualche start-up a Nairobi o da headhunter un ufficio di collocamento a Ouagadougou.
E – sorpresa – il profilo dei candidati è risultato molto vario: se il 40% degli utenti erano neolaureati o comunque privi di esperienza lavorativa, altrettanti erano i Chief Executive che hanno postulato. Circa un quarto del totale proveniva dal settore bancario e dalla finanza. Con una punta di malcelato orgoglio, Selome Tewoderos, responsabile sviluppo di Zebrajobs, aggiunge che “un 25% del totale dei partecipanti veniva da funzioni legate alle scienze dell’ingegneria, allo sviluppo e alla programmazione di nuove tecnologie”.
Dal lato aziende, invece, il profilo medio viene fuori polarizzando i grandi, grandissimi gruppi presenti (IBM in testa a tutti, ma anche 3M, Intel) con i piccoli studi e PMI sparse da qualche parte tra la campagna intorno a Lagos e la provincia di Pretoria.
Il forum, che resterà aperto sino a fine anno, ha già raccolto qualcosa come 8000 candidature: e se la maggior parte di loro era intra-continentale, gli Stati Uniti, l’Europa, ma anche l’India e l’Asia tutta erano ben rappresentate, in un’inversione di tendenza che assume caratteri quasi storici.
L’iniziativa si colloca del resto in una scia positiva che, mirando ad innescare circoli virtuosi, sta di fatto facendo del Continente Nero il nuovo grande laboratorio del mondo, su cui non a caso i cinesi hanno già da decenni messo le mani, e sul quale sperano presto di poter esercitare il loro diritto d’opzione. Ma l’Africa del terzo millennio sa come maturare i propri anticorpi, e se qualche volta vi trovate a pensare che stia perdendo ancora terreno, la verità è che in realtà sta solo prendendo la rincorsa.

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