Vorrei raccontarvi di una notte intensa. Di quelle che proseguono ovattate nel giorno, e che risvegli a suon di caffé.
Questa notte la mia città si è riunita, alla Fondazione Sandretto, per scoprire con La Stampa il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Una non-stop dietro le quinte della redazione, condivisa su Twitter come #ForPresident e scandita da interventi ed exit poll che da Torino si dipanavano a stella in tutto il globo. Sotto la guida di Calabresi, accompagnato da GramelliniMasera e molti ospiti, la notte americana ha coinvolto centinaia torinesi in un evento speciale.
Abbiamo fatto tardi, stanotte. Tirando fuori energia dal sonno per ascoltare la lunga diretta con Riotta e Molinari che hanno raccontato l’America vista dagli italiani. “Le elezioni americane mi piacciono perché sono in un giorno feriale: sanno di normalità“, ha detto Jovanotti al telefono, ricordandoci che New York si meraviglierebbe del nostro stupore, quando si parla di code elettorali. In America #ivoted è fattore di orgoglio, condiviso su Twitter 33 milioni di volte. È il simbolo di quello che a noi manca: l’emozione della politica, l’orgoglio dell’appartenenza.
Eppure stanotte è successo. La serata di #ForPresident ha ricreato la dimensione autentica secondo cui siamo tutti uguali, e tutti possiamo esserci senza guardarci di sbieco. Non importa se è realtà o finzione. Alla Sandretto l’RSVP era per tutti, e l’intellettuale sabaudo si è seduto di fianco all’imbucato seriale senza farlo sentire fuori posto. Con i palloncini rossoblu e i ritratti dei presidenti statunitensi alle pareti, #ForPresident ha regalato al pubblico la cornice giusta diventare parte della rappresentazione statunitense. Abbiamo fatto gli americani. Ma non solo.
#ForPresident ha consentito a Torino di farsi portavoce del meticciato culturale che le appartiene, da Porta Palazzo a Terra Madre. Ha farcito l’attesa a stelle strisce con il bovino piemontese, e ha strappato il monopolio alla Budweiser a suon di luppolo nostrano. Questa notte i torinesi hanno parlato alle migliori penne nazionali, forti della stanchezza che abbassa le barriere delle relazioni. “Mi chiamano spesso a discutere di argomenti di cui non so niente“, ha esordito Giacomo Poretti (Aldo Giovanni e Giacomo, per intenderci), creando l’empatia che consente al colto e al curioso (ancorché possano coesistere) di parlare la stessa lingua.
Per anni ho insegnato in Università teoria e tecniche del web campaigning. Ho parlato ai miei studenti di quella somma di forze che fa sì che la dimensione online e quella offline si sovrappongano e si spalleggino, generando la propulsione più importante: il coinvolgimento attivo della cittadinanza. Il 6 novembre a fare squadra sono stati giornalismo e politica, impegno e leggerezza, dimensione globale e locale: da #ForPresident a Torino, a #ElectionNightNaples a Napoli, a #lamericadecide a Roma. Antitesi diventate partner per una notte, facendo vivere al Paese un piacevole psicodramma: quello secondo cui le elezioni degli americani sono, in realtà, le nostre.
Questa mattina siamo tutti seduti sulla stessa sedia, e va bene così. Perché la narrazione politica è fatta di racconti, e i racconti sono fatti per emozionare. La notte americana di Torino ha coinvolto cuori e menti, ed ha sostenuto il sogno di tutti: quello di poter autodeterminare il proprio futuro. Costruendo opportunità, dando un senso all’impegno, garantendo giustizia e merito. O almeno, ricreando l’orgoglio delle origini attraverso il morso ad un panino.
Questo scritto è stato inviato al Direttore de La Stampa, Mario Calabresi, per condividere il vissuto della notte bianca di #ForPresident. La nuova parola-chiave ora è #Pionieri: vi aspettiamo a Firenze per andare a caccia chi, l’Italia, la sta già cambiando