Pubblichiamo le prime impressioni di Manuela Salvi, studente della Summer School 
Lo ammetto, è stata colpa di un momento di clicktivism. Ho compilato il form di ammissione sulla scia dell’entusiasmo e l’ho inviato soffermandomi poco sulle possibili conseguenze del mio gesto. Invece, un mese dopo, dal virtuale affronto il reale ed eccomi davvero alla Summer School di Rena, a Matera, in mezzo a trenta sconosciuti.
“Sconosciuti” però lo sono rimasti per pochissimo. Molti di loro già li chiamerei amici, ho la sensazione di conoscerli da sempre, e probabilmente è l’effetto di condividere un’esperienza così intensa con persone diverse ma non distanti. È bello sedere tra loro a lezione, assorbendo spunti nuovi ed entusiasmi.
È bello sedere adesso fuori dal bed&breakfast, con i Sassi illuminati dal sole calante del pomeriggio  che addolcisce le ombre e spegne l’afa del giorno. Matera è il posto ideale per una scuola estiva dedicata al Buon Governo e alla Cittadinanza Responsabile. Qui i cittadini hanno lottato per non essere spazzati via dal progresso, eppure sono così proiettati verso il futuro. Qui non ci sono auto nei vicoli e ogni pietra racconta una storia, trasmette un’energia quasi palpabile. Trasmette la voglia di continuare ad amarlo, questo Paese.
Alla Summer School Rena in effetti ce la mettono tutta per fartelo amare – e nel mio caso, ri-amare – principalmente stordendo i partecipanti con una pirotecnica raffica di lezioni che più di risposte, regalano nuove domande e nuovi punti di vista. Dopo quasi tre giorni di vita da studente, devo dire che lo stordimento mi piace. È come stare in una lavatrice: rinfreschi e candeggi le idee. Poi esci stremato, ti arrampichi tra i Sassi scivolosi con i tuoi nuovi amici e continui a parlare di cittadinanza, di buon governo, di democrazia partecipata. Ma anche di sogni, di speranze, di progetti futuri che, sotto il cielo di Matera, sembrano decisamente più realizzabili.
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