Intervento di Alessandro Fusacchia, presidente di RENA, alla sessione di chiusura della Summer School RENA sul buon governo e la cittadinanza responsabile. Matera, 3 settembre 2011

 
“In_chiusura della nostra Summer School, voglio condividere con voi – come un bravo studente – alcuni appunti presi nel corso di questa settimana a Matera. Comincio con cinque parole. La prima è STANCHEZZA. La seconda è ENERGIA. La terza parola è STUPORE. La quarta è GRATIFICAZIONE. La quinta è una parola importante, che ha significato molto negli ultimi anni, ed è la parola ARANCIONE.
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Noi stiamo facendo la nostra parte. Stiamo investendo nelle persone. Creiamo cittadini responsabili. Aiutiamo cittadini che già sono responsabili ad esserlo ancora di più. Lavoriamo a rafforzare il collante che serve per tenere insieme il Paese in un momento di crisi come questa. Creiamo reti nuove; creiamo reti di reti; contribuiamo a creare una narrativa nel Paese che dice che cittadini non si nasce ma lo si diventa. Con un esercizio di presa di consapevolezza. Noi oggi ci stiamo prendendo cura dell’Italia.
Potreste chiederci: perché lo facciamo?
Questa mattina in conferenza stampa ho sentito due espressioni che voglio usare per rispondere. Le hanno dette Marco e Claudia, due di voi [partecipanti]. La prima espressione era “rete di emozioni“. La seconda era “urgenza“. Sindaco, su questo mi permetto di dissentire da quanto ha detto prima, e devo purtroppo darle una brutta notizia. Noi ce l’abbiamo fretta. Non ne possiamo più.
Lo facciamo perché pensiamo che progetti come questo siano indispensabili, perché vediamo da un lato la gravità della situazione, dall’altro l’enorme ricchezza a disposizione per affrontarla. Noi sappiamo che il futuro dipende da come si mette fine a questo sentimento di attesa, a questo clima di elemosina e manna. Perché lo facciamo?
Per quello che qualche giorno fa un’arenauta ha risposto a suo figlio Vittorio, di 5 anni. Lei è stata via per tutta la settimana, per contribuire all’organizzazione della Summer School, e il figlio le ha chiesto: “mamma, ma perché devi sempre andare a questa Summel School?”. Sapete cosa ha risposto per far capire al bambino che era importante per lei dare una mano all’organizzazione? Che la Summel School, come la chiama Vittorio, è “il posto dove si insegna alla gente a non buttare le cartacce per terra”. Lo facciamo per riattivare le coscienze. Per convincere che le cose si possono fare diversamente. Che cose che nessuno ha mai fatto prima sono alla nostra portata.
Una cosa importante con cui ce ne andiamo via oggi è che la buona politica è indispensabile, ma che non avremo mai la buona politica senza i buoni cittadini. Come RENA abbiamo messo spesso l’accento sul rapporto tra cittadini e istituzioni. Oggi vogliamo sottolineare che è altrettanto importante un sano rapporto dei cittadini con altri cittadini.
Voglio dire anche una parola su uno dei temi centrali della Summer School: la democrazia e il web. Ci rendiamo conto che non c’è mai stato un altro periodo nella storia in cui è stato così facile interagire. Guardate anche solo quello che stiamo facendo noi. Io parlo qui, a Matera, e grazie allo streaming possono ascoltarmi dall’altra parte d’Italia. Grazie a facebook o twitter possiamo interagire in diretta.
Attenzione, però. Non confondiamo lo strumento con il fine. Esiste il rischio che coloro che vogliono cambiare le cose si rifugino dietro uno schermo, si autoghettizzino nel web. Mentre il web deve restare uno strumento che ci aiuta ad esercitate la democrazia nello spazio reale, non in quello virtuale; e nel tempo reale, perché non esiste la democrazia istantanea. La democrazia è qualcosa di più articolato che un “mi piace” postato su facebook. Come si cambiano allora le cose? Come si incide?
La nostra formula è chiara: aggregando gli agenti del cambiamento. Creando reti su più livelli, nazionale e locale. Agganciando queste reti con altre reti in Europa e nel resto del mondo, per evitare di finire isolati. Facendo massa critica. Massa critica che pensa. Le cose si cambiano partendo da noi, da ciascuno di noi. Perché la corruzione è sempre in agguato: la corruzione delle nostre teste. La tentazione di lasciar perdere. Di mollare. Di mandare tutti a quel paese. Di andarsene dal paese.
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Lasciatemi chiudere con i ringraziamenti.
Associo chiaramente i miei a quelli di Francesca Galli e Pierpaolo Settembri per tutte le persone dentro e fuori RENA che hanno lavorato in questi mesi per rendere possibile questa Summer School. In aggiunta io non posso anzitutto che ringraziare proprio loro due, Francesca e Pierpaolo, per aver portato avanti questo progetto. Voglio ringraziarli in particolare per la loro testardaggine, per aver tenuto duro contro le difficoltà, per aver convinto tutta RENA della bontà di questo progetto, che è stato – lo dico senza timore di essere smentito – il più complesso che RENA abbia realizzato finora.
Ringrazio – uno per tutta l’associazione – il nostro segretario generale Francesco Galtieri. Voglio ringraziarlo anche per il grande lavoro svolto in particolare nel corso di questa settimana qui a Matera. Francesco ha dovuto gestire, aiutando Francesca e Pierpaolo, molte situazioni complesse. Senza la sua sapienza le cose non sarebbero andate nello stesso modo.
Ringrazio il territorio, e sotto questa espressione voglio includere le istituzioni, le associazioni e i cittadini di Matera e della Basilicata che ci hanno sostenuto e aiutato. A partire dalle persone de La Scaletta, che ci hanno messo a disposizione i loro locali per tenere le lezioni della Summer School e organizzare il nostro quartiere generale in città. Ringrazio il corpo docente, gli ospiti e gli amici dell’associazione che sono venuti a trovarci e hanno passato del tempo con noi, così come tutti i nostri collaboratori locali.
Su due ultimi ringraziamenti voglio spendere una parola in più. Il primo è per il nostro sponsor, Intesa Sanpaolo. Intesa Sanpaolo e RENA si sono unite sulla base di un’idea e di un progetto. Abbiamo scritto a diversi potenziali finanziatori, come facciamo sempre quando abbiamo un nuovo progetto. E Intesa si è lasciata incuriosire. Ho incontrato Corrado Passera qualche mese fa, siamo stati un’ora a parlare, io non avevo mai visto prima lui, se non sui giornali; lui non aveva mai visto me, nemmeno sui giornali. Per incontrarci non abbiamo avuto bisogno di intermediari o filtri. Io ho cercato di raccontare a Passera cosa siamo e cosa volevamo fare; di cosa avevamo bisogno; cosa non potevamo fare da soli. E Passera ha deciso di sostenere il progetto. Sulla base della lettera di uno sconosciuto che gli chiedeva un appuntamento e di un’ora di incontro a condividere impressioni, visioni, voglia di futuro. Un’ora passata a conoscersi per riconoscersi. Mi piace raccontarlo perché credo che anche il finanziamento del progetto sia stata una bella storia in questa storia più ampia rappresentata dalla nostra Summer School. In Italia non ci siamo abituati, lo so. Non ci pare vero, lo capisco. Ma lo racconto proprio per dire che in Italia esistono anche storie come questa.
L’ultimo ringraziamento lo devo ai nostri partecipanti, ai trenta studenti. Siete arrivati da tutta Italia, avete scommesso su RENA, avete soprattutto scommesso su di voi. Ho solo una cattiva notizia da darvi. Vi abbiamo fatto credere che la Summer School fosse gratis, ma non è così. Non lo è perché ci aspettiamo che adesso usiate quello che avete imparato; che diventiate voi stessi, singolarmente e tutti insieme, motori del cambiamento; che diventiate leve, moltiplicatori, catalizzatori e distributori di energia alternativa.
Cari arenauti, cari summer-arenauti come voi stessi vi siete chiamati, cari amici di RENA che state seguendo lo streaming non da spettatori – io vi dico semplicemente: manteniamo la concentrazione; conserviamo la forza; costruiamo quello di veramente nuovo che nessuno ha mai osato prima. Perché i tempi si stanno facendo interessanti: e se anche non cambieremo il mondo, di certo potremo fare la differenza.
Grazie.”
Alessandro Fusacchia