Nel dicembre 2008 la Commissione Europea lanciò un’iniziativa politica volta a costruire legami più solidi tra mondo della formazione e mondo del lavoro. L’obiettivo era assicurare una maggiore coerenza tra le competenze generate dai poli educativi e i bisogni concreti dei datori di lavoro. Al tempo stesso, bisognava garantire un monitoraggio costante sulle evoluzioni del mercato del lavoro e dei relativi bisogni formativi.
Il gruppo di esperti creato a tale scopo ha recentemente evidenziato – in una conferenza tenutasi a Bruxelles il 4 febbraio dal titolo “New skills for new jobs” – che una delle maggiori sfide dell’Europa da qui al 2020 sarà proprio quello di comprendre come ampliare e  qualificare il portafoglio di competenze degli individui, affinchè siano in grado di generare nuove forme – non solo nuovi posti – di lavoro e di dotarsi delle capacità per gestirle al meglio.
Secondo le ultime proiezioni di CEDEFOP (Centro Europeo per lo sviluppo della formazine professionale)1 sull’evoluzione della domanda e offerta di competenze in Europa, entro il 2020 saranno creati 7 milioni di nuovi posti di lavoro, a cui si aggiungono i 73 milioni di opportunità lavorative frutto della naturale evoluzione del mercato (pensionamenti o mobilità).
Se dal lato della domanda di personale le proiezioni evidenziano che la richiesta di capacità e competenze è in costante aumento, dal lato dell’offerta si registra un trend simmetrico, con una diminuzione delle persone meno qualificate (anche dovuto al ricambio generazionale) e l’aumento di persone altamente o mediamente qualificate. Tuttavia, le previsioni suggeriscono un ulteriore appesantimento della tendenza già in atto, che vede molte persone con qualifiche elevate ricoprire posti di lavoro di basso profilo. Le ricerche di Cedefop suggeriscono che il problema non è tanto essere “sovraqualificati”, ma è il sotto utilizzo di qualifiche e competenze a costituire una seria minaccia per il benessere degli individui, delle imprese e della società nel suo complesso.
Per poter affrontare al meglio le evoluzioni atto – e anticipare le risposte – i decisori politici devono quindi fare in modo che le abilità oggi a disposizione siano utilizzate al meglio: ad esempio, dato che secondo le proiezioni le donne saranno più qualificate degli uomini in futuro, occorre mettere in atto fin da subito meccanismi di adeguamento aziendale, come la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Al tempo stesso, gli esperti europei sottolineano l’urgenza di migliorare i servizi di orientamento alle opportunità di carriera fin ai primi anni universitari: alcune ricerche empiriche condotte su adulti hanno mostrato che il 30% del campione, dopo aver seguito un corso di orientamento, ha deciso di riorientare totalmente il proprio percorso di carriera, ottenendo risultati professionali significativamente migliori, con evidente vantaggio anche per i risultati economici del dotore di lavoro.
Paesi in forte sviluppo come Brasile, Cina, India e Russia hanno da tempo compreso le potenzialità insita nei lavori altamente qualificati e si stanno adeguando di conseguenza. La Corea è da anni un caso da manuale per dimostrare il significativo ritorno economico di investimenti oculati in educazione e formazione.
Migliorare la preparazione delle persone ed orientarle nel proprio percorso professionale non serve solo a consentire agli individui di trovare un lavoro migliore – con ovvi riflessi sulla qualità della vita – ma anche a renderle più flessibili nell’adattamento al cambiamento, così da contribuire attivamente ai risultati della propria imprese e, in generale, all’innovazione.
Tre elementi quindi: riforma del sistema educativo e formativo per adeguarlo alle reali necessità  del mercato del lavoro; mettere in atto meccanismi di previsione sui lavori del futuro per anticipare il fabbisogno formativo; vincolare fin daiprimi stadi educativi offerta formativa e orientamento professionale.
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