A primavera sarà nuovamente tempo di elezioni amministrative, e tanti discutono già nel dettaglio di proposte e programmi. Tutto questo è sicuramente un bene, perchè aiuterà gli elettori a fare  una scelta informata nell’urna. Ma, prima ancora, perchè non chiediamo, tutti insieme, che i nostri candidati prendano un impegno importante per la qualità della nostra democrazia?
E’ stato questo lo spirito che ha animato una delle discussioni che alcuni arenauti hanno promosso a Bertinoro nel quadro di “Montiamoci la Testa”, l’iniziativa che ha visto riuniti alcuni deputati di diverso colore politico e una cinquantina di giovani professionisti, tra cui molti attivi in più associazioni.
La “Carta del buon amministratore locale” (che potremmo anche ribattezzare “Condizioni generali del contratto di un buon amministratore” o “Carta dei Servizi del buon amministratore”) vorrebbe contribuire alla selezione di una classe politica a livello locale che dimostri di voler  svolgere il proprio mandato in conformità con i principi minimi del senso civico e della “deontologia della politica”.
La Carta sarebbe composta da un breve preambolo, sintetico, teso a garantire coerenza rispetto ad un comune mondo valoriale. Il resto del documento, alla stregua di un codice deontologico di autodisciplina, sarebbe un insieme di regole, esigenze etiche e doveri volto ad orientare la pratica della professione e a rispecchiare le aspettative del cittadino nei confronti di un buon amministratore della cosa pubblica.. La carta proverebbe così a delineare comportamenti coerenti a valori di costante riferimento, in modo che l’attività politica sia esercitata non solo in maniera tecnicamente competente, ma anche consapevole, responsabile, etica.
Il contenuto della carta si potrebbe ispirare ai quattro valori di RENA: Apertura, Responsabilità, Trasparenza ed Equilibrio. Tra le buone prassi che possono dimostrare la bontà dei propositi andrebbe identificato, ad esempio, l’aggiornamento continuo rispetto all’attualità nazionale ma anche europea ed internazionale (Apertura); l’impegno ad essere un amministratore a tempo pieno e limitare l’assenteismo (Responsabilità); la trasparenza delle proprie attività attraverso la costanze pubblicizzazione delle decisioni adottate, dei risultati della propria amministrazione e del proprio reddito (Trasparenza); il rispetto degli avversari politici all’interno di un dibattito e di un confronto sano ed equilibrato anche su tematiche sensibili; la non strumentalizzazione dei media ai propri fini politici (Equilibrio).
L’iniziativa si rivolge in primo luogo alla classe politica locale. Come impegno nei confronti dell’elettore si potrebbe domandare ad ogni candidato di sottoscrivere la Carta e di attenervisi nel corso del proprio mandato nel caso in cui risultasse eletto. La sottoscrizione sarebbe volontaria ed individuale, cosi come la responsabilità del mandato che il candidato andrebbe ad esercitare.
Evidentemente, la Carta rappresenterebbe un indice di credibilità degli amministratori locali senza alcuna cogenza giuridica. Come evitare che la “Carta del Buon Amministratore” rimanga un decalogo delle buone intenzioni? Serve chiaramente che tanti cittadini sostengano il progetto, che i candidati la sottoscrivano (o spieghino pubblicamente perchè non intendono farlo) e che le associazioni e i cittadini stessi monitorino il comportamento degli eletti e diffondano pubblicamente a intervalli regolari eventuali violazioni della carta.
E’ necessario individuare dei veri e propri meccanismi di realizzazione e di controllo nella fase di applicazione dello strumento? Forse no. La stessa trasparenza e pubblicità delle azioni e dei risultati di chi si impegna a firmare questo documento, attraverso l’utilizzo degli strumenti informatici, potrebbe condurre ad un ‘effettiva responsabilizzazione degli amministratori della cosa pubblica.
Le prossime elezioni amministrative costituiscono una buona occasione per testare l’interesse di cittadini/elettori per uno strumento di questo tipo e la sua eventuale efficacia. L’individuazione di una o due città pilota come Torino, Milano, Napoli o Bologna darebbe anche un’occasione di visibilità.
In un secondo momento, si potrebbe pensare ad una mappatura completa degli amministratori locali, per capire chi è in linea con i principi della carta e chi no, e chiedere progressivamente a tutti di sottoscriverla, per fare in modo che si diffonda nel Paese una nuova cultura dell’impegno civile e politico.
La Carta sta a cuore a RENA. Non a caso ha un precedente nella  Carta per il cambiamento, che RENA aveva elaborato in occasione delle elezioni europee del 2009. 
Chiunque fosse interessato a mettersi in rete e promuovere questa iniziativa a livello locale puó scrivere a Francesca Galli (f.galli@progetto-rena.it)