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madrid logoA volte il lavoro di tutti i giorni ci sta stretto. La routine tanto rassicurante e desiderata, in certi momenti non basta per soddisfare la voglia di confrontarsi con nuove esperienze e ricevere nuovi input. Per fortuna nella pubblica amministrazione ci sono delle possibilità di lavoro e studio all’estero che meritano di essere prese in considerazione per i funzionari che hanno voglia di rimettersi in gioco.

A me è stata data questa possibilità dalla fondazione tedesca Bosch, che con il programma Bellevue permette a funzionari di 9 Paesi Europei di svolgere un tirocinio lungo un anno presso una amministrazione estera a scelta del candidato. Il mio campo è quello della sicurezza alimentare, e come food inspector per il Ministero delle politiche agricole italiano sono stata distaccata all’agenzia spagnola per la sicurezza alimentare.

Da 8 mesi il mio ufficio è quello dell’agenzia madrilena, tra Piazza Cibeles e Puerta de Alcalà. I colleghi sono i funzionari della unit che si occupa dei controlli ufficiali della catena alimentare, in stretto contatto con gli ispettori europei dell’ufficio veterinario e alimentare della DG health and consumer della Commissione Europea.

La fondazione Bosh crede profondamente negli effetti positivi che può avere un’esperienza di questo genere, nella possibilità di costruire un network tra funzionari di diverse amministrazioni. Perché mentre io mi occupo di sicurezza alimentare, i miei colleghi a Berlino studiano il mercato del lavoro e quelli di Dublino la riforma della Pubblica Amministrazione… insomma, un calderone di competenze e professionalità che sfocia nella costruzione di una rete di professisti che va dal Portogallo alla Polonia, passando per la Slovenia.

I punti di incontro tra i colleghi borsisti in giro per l’Europa sono Berlino, Bruxelles, Budapest, a turno tra le capitali coinvolte nello scambio, ed è sempre una nuova sfida per le tematiche che si affrontano e la condivisione e discussione dei risultati nel frattempo ottenuti da ciascuno i noi.

Al ritorno nei rispettivi uffici di distacco, ciascuno si re-immerge nel progetto affidatogli e ci si confronta con i colleghi del Ministero del Paese ospitante. Nel mio caso, l’Agenzia Spagnola per la Sicurezza Alimentare, collegata al Ministero della Sanità, mi ha accolto dal primo momento con molto interesse e con la massima ospitalità. Che in termini pratici si traduce nell’affidamento di mansioni e responsabilità pari a quelle di ciascun altro componente della Unit. È con questo modo di procedere che si mettono in pratica i concetti di integrazione e collaborazione: tra due Ministeri (cendente e ospitante), tra due Stati Membri più in generale e nell’ottica di un’integrazione europea di ampio respiro. L’aspetto sorprendente è che, sin dal primo momento, gli spagnoli ospitanti non hanno avuto alcuna incertezza nell’affidare ad una perfetta estranea compiti e responsabilità relativi a tematiche delicate di sanità animale e salute pubblica.

La cornice di quest’esperienza lavorativa è rappresentata da una delle città più belle d’Europa (e la mia preferita): Madrid. Qui sono riuscita a trasferirmi con i miei due figli ed il loro papà, senza troppi traumi e nel segno della continuità con un percorso di esplorazione cominciato già anni fa ai tempi di una nostra esperienza negli Stati Uniti. Stavolta con un neonato al seguito, che dopo 14 mesi dal nostro trasloco è ancora indeciso se pronunciare le prime parole in italiano o in spagnolo, e con una bimba più che bene inserita con i suoi compagni della scuola italiana di Madrid.

La capitale spagnola è una città accogliente, aperta e ben organizzata. L’ambiente affettuoso e di collaborazione che ho trovato a lavoro è stato lo stesso che ho riscontrato tra i genitori degli altri compagni di mia figlia. Attività infantili, picnic e gite tra i diversi parchi urbani hanno scandito i nostri fine settimana in famiglia. Mentre grazie ad una splendida tata peruviana abbiamo anche scoperto e vissuto la bella movida madrilena, insieme ad amici statunitensi, madrileni e siciliani (!) conosciuti tra un corso e l’altro di lingue. Insomma un mix perfetto di gratificazioni professionali, personali e sociali, che stanno caratterizzando questa esperienza Bellevue.

Un consiglio per tutti: le possibilità di scambio internazionale ci sono e per la maggior parte passano attraverso il Ministero degli Affari Esteri o la Scuola Superiore per la Pubblica Amministrazione; il supporto da parte dell’amministrazione di appartenenza è fondamentale al principio e lo diventa ancora di più una volta tornati alla base. Ci vuole un po’ di intraprendenza, fortuna ad avere dei dirigenti “illuminati” e voglia di “illuminare” le menti che in partenza non lo sono, magari per la mancanza di strumenti adeguati alla comprensione di queste nuove dinamiche di scambio e collaborazione internazionale. Con un po’ di impegno si può fare l’Erasmus anche dopo i 30 anni!

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