Dove e quando è nato?
A Palomonte, un paesino salernitano al confine tra la Campania e la Lucania. Era il 1961…
Il suo percorso formativo e lavorativo?
Laurea in giurisprudenza, master alla Luiss, stage a Repubblica, poi l’assunzione.
L’Italia appare oggi in una delle fasi più difficili della sua storia. Dove va ricercata la “buona Italia”?
Nel nostro paese le buone pratiche non mancano. Sono decine le amministrazioni pubbliche virtuose, e migliaia i cittadini che si dannano l’anima per fare, per dare decoro civile e senso compiuto del bene comune. Il problema è che le mille iniziative non si conoscono e dunque non si ri-conoscono. Non fanno sistema, non si connettono. Il malaffare invece sì.
Le priorità per far ripartire il Paese?
La priorità delle priorità è un impegno individuale più marcato verso la cosa pubblica. La selezione della classe dirigente è tutta volta verso il basso: se sei un baro, uno spicciafaccende o un fantuttone hai le porte della politica spalancate. Penso per una ragione: in troppi siamo indisponibili all’impegno pubblico. Ci sembra di perdere tempo, di infilarci in un tunnel dal quale non ne usciamo vivi. Il problema però adesso è il conto salato che ci toccherà saldare per aver delegato al governo una genia di incapaci.
Di recente ha partecipato a Matera a una delle iniziative di RENA. Il suo giudizio su questa organizzazione?
Ogni sforzo per connettere energie nuove, promuovere idee, lanciare sfide mai compiute è encomiabile. Rena da questo punto di vista è un propulsore collettivo intelligente, audace, ricco di potenzialità. E a Matera l’ha dimostrato.
È di poche settimane l’uscita del suo ultimo libro, Controvento. Il messaggio principale?
L’ignavia, l’incompetenza, la dabbenaggine impediscono di raccogliere le ricchezze che la ricerca e l’innovazione ci hanno messo a disposizione. Il vento e il sole – elementi naturali dell’uomo – si sono trasformati in generatori di energia. Il vento produce soldi. Ma nessuno se ne accorge. Il vento finisce nelle tasche di pochi. Vento al vento.
Qual è il volto del Sud che le infonde ancora speranza?
Proprio a Matera, nell’anfiteatro magnifico dei Sassi, ho avuto percezione di quanto siano incomparabili le bellezze e quale la forza attrattiva se esse si sanno promuovere. Il Sud resta un teatro a cielo aperto, un luogo dello spirito, un pizzico di terra baciata dalla fortuna. Bisogna soltanto farla fruttare.
A dispetto delle critiche, la maggioranza degli italiani continua a scegliere Berlusconi. Come lo spiega?
Con Berlusconi ha funzionato il sogno e anche un crudo do ut des: tu fai ciò che vuoi e a me fai fare ciò che voglio. Il berlusconismo è stata fascinazione e sogno: più soldi, più lavoro, più benessere per tutti, tutti i diritti possibili, nessun dovere. Abbiamo puntato sul mago, inconsapevoli che la vita non si può taroccare.
Montecitorio nel 2001 costava 749,9 milioni di euro oggi ne costa un miliardo e 59 milioni. È forse lì il primo nodo sul quale costruire un’alternativa?
Montecitorio è lo specchio dell’Italia. I parlamentari per metà sono come gli italiani, per un quarto peggio degli italiani, per un quarto migliori…
Come vede il futuro dell’euro e dell’UE?
La crisi fa mancare il fiato all’Europa. C’è la moneta, ma non esiste l’unione politica. È una schizofrenia che paghiamo.
La globalizzazione ha fallito o è ancora un’opportunità?
Resta un’opportunità.
L’ultimo paese che ha visitato e quali considerazioni ne ha tratto?
La Grecia. Un paese in ginocchio, sfiduciato, impaurito. È stata una brutta percezione, la crisi economica ci avvilisce ancor prima di impoverirci.
Una passione?
Ho la fortuna di fare il lavoro che più mi piace. Scrivere è la mia passione.
Il personaggio della storia che più ammira?
Antonio Gramsci ha un buon curriculum.
Quello che ama meno?
Troppi, ma non ci sono classifiche.
Un libro?
Ho molto amato Follia di McGrath. Uno stile narrativo intenso, suggestivo.
Un intellettuale che la stimola?
Barbara Spinelli. Mai banale, ricca di forza espressiva, netta, alternativa.
Un pensiero per concludere l’intervista?
Fai quel che devi, succeda quel che può.
Scarica qui l’articolo di Lorenzo Kamel pubblicato sul numero di novembre della rivista Pocket.