Tranquilli, cari mediocri, il nuovo libro di Antonello Caporale non é un attacco contro la vostra esistenza. Anzi, “servono pure i mediocri”, dice il giornalista di Repubblica in un’intervista con RENA.

Il problema, secondo l’autore di “Mediocri. I potenti dell’Italia immobile”, è semplicemente la cattiva allocazione delle risorse intellettuali del nostro paese. [//] “Il mediocre per valere di più ha bisogno di un talento, in un rapporto tre a uno o quattro a uno. Ma a volte il mediocre mangia tutto, e quando mangia tutto il sistema implode”. E’ questa la condanna principale che fa Caporale al sistema all’italiana. Dove chi è scarso comanda, e chi ha talento fatica a trovare un posto di lavoro a 900 euro al mese. [//]
Nel suo saggio, già in libreria, denuncia un sistema che protegge i “figli di” e che allontana quelli che hanno sogni e ambizioni diverse da quelle di loro padre, di loro madre, dei loro nonni o zii.
Con l’aiuto di sette giovani meticolosamente selezionati dal giornalista, con un 110 e lode in tasca e senza esperienza lavorativa alle spalle, Caporale è andato alla scoperta di un’Italia schizofrenica. Dove chi lavora duro è scemo e chi è opportunista è considerato intelligente.
Ma c’è una cosa che ha toccato il giornalista più di altre, e che mi ha esplicitamente chiesto di riportare: il fascino discreto dell’incompetenza. Questa attrazione per l’incompetenza deriva – secondo Caporale – dalla nostra paura di essere sorpassati da coloro che sono più bravi di noi. Quando dico che al potere voglio “uno come me”, sto in realtà ammettendo che non voglio essere governato da una persona che sia più capace di me.
“Perché i reality show vincono in termini di audience?”, si chiede Caporale. “Perché loro sono come noi, non devi saper fare nulla, non devi avere nessuna qualità”.
Il suo non è solo un libro di accusa. C’è anche speranza. In nove mesi di lavoro, viaggiando per l’Italia ed in giro per il mondo, Caporale ha avuto l’opportunità di entrare a contatto con realtà affascinanti, composte di creatività, eccellenza ed entusiasmo. Ha così scoperto i giovani di Montella, Irpinia, dove il mondo viene ad imparare il latino, degli imprenditori nelle Marche che aiutano i loro operai a spiccare il volo, e quelli di Melinda, le mele buone.
Girovagando ha incontrato anche i giovani di RENA, che gli hanno raccontato le loro storie di “contromigrazione intellettuale”, a ulteriore dimostrazione che il problema dell’Italia non è la mancanza di talento, ma l’oppressione del capitale intellettuale esistente. Queste storie gli hanno trasmesso la convinzione che non sia ancora venuto il tempo di gettare la spugna e che sia ancora possibile trovare un nuovo equilibrio sociale, con il talento al servizio del paese.
“Se noi non troviamo un equilibrio, un rapporto, moriamo. Anzi peggio, campiamo”, dice Caporale. Per trovare questo equilibrio, Mediocri è un buon punto di partenza, dove troverete anche una formula che vi aiuterà a capire come la mediocrità altera il rapporto altrimenti lineare tra talento e successo. Poi, però, bisognerà che tutti noi ci diamo da fare.

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Di seguito, dal risvolto del libro di Caporale:
“A scuola mediocre è chi galleggia tra il sufficiente e lo scarso, ultimo o quasi. In Italia i mediocri sono i primi della classe. Comandano, legiferano. Sono statisti. Com’è possibile?
Gli appalti si vincono nei salotti dei circoli sportivi, il potere si celebra nei privè, le famiglie occupano l’università o le aule del Parlamento. Il mediocre ha bisogno di stanze chiuse, lucchetto alle porte. Chi è dentro non apre. Chi è fuori si arrangi. C’è un Paese che vince, immobile e grasso. Appalti senza gara, cantieri senza fine, treni senza bagni, che nutrono la mediocrità. Di fronte ai traghetti arrugginiti sono ormeggiati gli yacht, splendore di mogano e brillanti. ItaliaBillionaire, dove tutto fa spettacolo e persino tra gente di spettacolo conta la famiglia: padre, madre, figli e amanti. Intorno a loro le letteronzole e gli scrittori da piccolo schermo, Federico Moccia e il suo romanzo casting. In fondo la vita è una griffe.
Per i ricchi c’è Prada, i poveri comprano Monella Vagabonda. Il potere dei mediocri misura la distanza che separa il talento dal successo. È un’equivalenza matematica. Antonello Caporale, insieme con sette ragazzi che in tasca hanno solo un centodieci e lode, poco meno che talenti di carta, si è messo alla ricerca di questa formula.
Ha girato il Paese per scoprire i volti e i luoghi dei mediocri. E scovare i talenti persi o dimenticati. Fuggiti a New York o nascosti sulle montagne dell’Irpinia, nella val di Non o nelle colline marchigiane. Dove sono, cosa fanno, come si organizza e vive chi ha una testa, pensa e addirittura fa. Dal Trentino, con gli inventori del marchio Melinda, alle Marche, nel luogo che trasforma gli operai in imprenditori, a Montella, in Irpinia, dove si insegna in latino: raffinata scuola dei migliori. In mezzo i manager di Stato, i fallimenti di Alitalia, la rete di Comunione e Liberazione. Il Parlamento dei nominati e gli sprechi di Stato.
Chi comanda e chi patisce. Chi è fermo e s’ingrassa e chi corre e non si sfama.  Due Italie, una sola storia. Un’inchiesta, forse un saliscendi: il diritto e il rovescio di un Paese che no si rassegna al suo declino”.