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Il 24 gennaio è partito da Torino il tour di Rena alla ricerca delle organizzazioni che innovano collaborando. Iniziativa lanciata all’interno del progetto Pionieri con l’obiettivo di identificare, far emergere e promuovere realtà italiane virtuose mettendole in contatto tra loro e trasformandole in fonte di ispirazione per nuovi progetti che contribuiscano a rendere l’Italia un paese a regola d’A.R.T.E .
La serata, organizzata presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ha registrato il tutto esaurito con una nutrita partecipazione di realtà locali e non. Ma veniamo a quanto è emerso dalla serata. La mera osservazione dell’eterogeneità degli intervenuti ci dimostra che si può essere pionieri in qualsiasi ambito della società. A tal proposito, il panel riunito per l’occasione, ha permesso di esplorare il tema del pionierismo da diverse prospettive che vi presentiamo in ordine sparso insieme ad alcuni dei messaggi emersi dal dibattito.
C’è bisogno di cambiamento e cambiare si può testimonia Sofia Maroudia che dopo aver lavorato per sette anni in Goldman Sachs è ora passata a ricoprire il ruolo di chief operation officer all’interno di Action Aid Italia.
L’iniziativa Pionieri è importante, ma soprattutto utile per creare cultura, anche politica, sottolinea Fosca Nomis, consigliere presso il Comune di Torino dove si adopra per cercare di ridurre la distanza tra istituzioni e cittadinanza attraverso le iniziative “Sala Rossa on Air” e “Sala Rossa Porte Aperte”.
L’apertura come innovazione suggerisce il giornalista Fabio Malagnino nel raccontare il processo di approvazione della legge che ha reso libero l’accesso alla rete WI-FI di Regione Piemonte.
Non basta essere innovatori, bisogna saper creare un impatto sistemico per riuscire ad incidere sulla società, esorta Matteo Pessione della Fondazione CRT.  A tal proposito, aggiunge una rappresentante della rete Manamanà, bisogna imparare a non cadere nella trappola del controllo, ma progettare le proprie soluzioni in modo che siano scalabili attraverso un facile riutilizzo da parte di terzi.
La crisi come grande opportunità per i pionieri racconta la giornalista Anna Masera, che testimonia come in un periodo di grande difficoltà per i giornali della carta stampata, è importante trasformarsi e cambiare mettendo al centro parole come: condivisione, collaborazione, integrazione, trasparenza per trovare nuovi modi di esistere, piacere e servire la cittadinanza.
Ricominciare da capo per alimentare la creatività consiglia Matteo Bernardini, regista che ha collaborato alla realizzazione di un video per il cantante Moby.
I valori sono strumenti di innovazione testimonia una rappresentante dell’iniziativa Opere Aperte, una rete di imprese che promuove la collaborazione tra aziende attive in settori differenti che, mettendo al centro del loro operato:  etica, ecologia e creatività, promuovono il recupero di oggetti, persone disagiate e antichi mestieri.
Saper uscire dagli schemi è un elemento essenziale del pionierismo che può essere raggiunto solamente ritrovando la passione per il lavoro, sollecita un intervento dal pubblico.
Sentirsi parte di qualcosa di più grande è la scintilla che ha permesso di innescare senza soldi e senza struttura una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale promossa dalla rete nazionale #salvaiciclisti, sottolinea un suo rappresentante intervenuto alla serata.
Non cercare, ma creare la propria strada è ciò che caratterizza gli startupper, riferisce un rappresentante del consorzio Top-IX rimarcando l’importanza di un approccio pragmatico più orientato al fare che al denunciare.
Fare rete per andare lontano aggiunge, infine, Fosca Nomis ricordando che la vera povertà sta nella mancanza di relazioni sociali.
È dal vivo interesse suscitato dalla serata e da questa folta schiera di spunti di riflessione, che RENA attingerà energia per proseguire il suo tour attraverso l’Italia dei pionieri. Il dibattito continua per tutto il mese di febbraio, il 15 a Pisa e Bari, il 16 a Palermo, il 21 a Roma.

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