Pare che oggi siano quindici i giorni trascorsi dalla foto di gruppo scattata alla Casa delle parole di Auletta, in cui ognuno cercava di prendere un posto davanti perché sapeva bene di far parte di una squadra importante, di una fine e di un inizio storici, non solo per la città che ci ospitava ma anche per la propria esperienza di professionista e di uomo.
Ho ricevuto, in questi quindici giorni, mail e messaggi pieni di emozione  da tutte le persone che erano lì, a vario titolo, a far parte di quel meraviglioso contest. Ho ricevuto le parole commosse di chi è venuto da lontano e si è sentito accolto e apprezzato, quelle di chi ha organizzato fin nei minimi dettagli ogni aspetto del percorso e ancora si chiedeva se ci fosse qualcosa da fare, quelle di chi sta progettando il dopo e non vuole tradire nessuna aspettativa, ma vuole costruirne nuove “insieme”.
Ho ricevuto i messaggi pieni di entusiasmo di chi come me in Associazione è stato parte del processo avviato e ha provato l’emozione di innescare la miccia di un’ esplosione potentissima di idee e possibilità, e ho ricevuto i suggerimenti di chi del contest è stato il giudice e ha saputo esserne parte davvero, al di là di qualsiasi retorica, sentendo di giocare una partita importante, rischiosa e forse unica.
Ho pensato che in quel verbale di fine workshop si è siglato un inizio importante per il territorio di Auletta e Pertosa, che quelle firme sono molto di più di segni ortografici su un A4, dicono “ci siamo”, “partiamo”,
e pensare ad un’amministrazione e ad un territorio che per quanto piccolo e sconosciuto ai più, ha messo in moto un processo così grande, mi ha fatto riflettere sul fatto che si può:
– si può “condividere” un territorio, una mentalità, una visione,
– si possono “mettere in discussione” i pregiudizi, per quanto radicati
– si può “contaminare” il proprio pensiero con quello degli altri
– si può creare “partecipazione”
e lo si può fare solo aprendo il proprio mondo al mondo degli altri per crearne uno tutto nuovo, comune.