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Ci siamo lasciati mercoledì, con un tramonto incendiato, dopo sei giorni vissuti pericolosamente, da cittadini temporanei della capitale europea della cultura 2019. Montati su un treno, abbiamo aggiornato il titolo dei gruppi whatsapp e fb, aggiungendo la data del 2018, nel tentativo di distillare la nostalgia in energia.
Fare i conti con la carica di spunti, dubbi ed emozioni esplosa in cima ai Sassi non è cosa da poco. Rientrare nella propria comunità, organizzazione, università, impresa sembra un’attività sovrumana – dopo un periodo di sospensione e studio. Qualche settimana fa, avevamo promesso di voler governare il caos, anziché amministrare la semplificazione.
Se ci siamo riusciti, lo capiremo nei prossimi mesi, quando saremo chiamati ad attivare il protagonismo delle nostre comunità, facendo ricorso alla “cassetta degli attrezzi” messa insieme nel corso della Summer School. Ospiti internazionali ed esperienze locali ci hanno accompagnato in un boot camp, fatto di laboratori e dialogo continuo, di lunghe riflessioni e proposte di policy. Siamo convinti che un dispositivo formativo di questo genere sia una perla rara nel contesto nazionale.
È il momento di ringraziarvi tutti, studentesse e studenti, perché non avete rinunciato a stupirvi.
La #RSS17 ha superato anche le nostre più ottimistiche attese. Per la disponibilità dei docenti, per l’accoglienza della città, per l’impegno dei curatori, per l’intensità dei partecipanti. Abbiamo tirato tardi con i relatori, ci siamo intrattenuti alla ricerca di punti di connessione tra temi e abbiamo acceso la notte lucana, animando le piazze della città.
Abbiamo ragionato di nuova cittadinanza europea e flussi migratori, abbiamo descritto i meccanismi di funzionamento di grandi e piccole pubbliche amministrazioni, abbiamo sfatato molti falsi miti in tema di futuro del lavoro e costruito nuove piste per la rappresentanza dei lavoratori, abbiamo rivissuto il prurito dei territori che si riorganizzano con la cultura, ci siamo interrogati su come la fiducia possa generare coscienza e conoscenza.
A Matera si sono confrontate, confuse e coltivate comunità diverse, che hanno bisogno di tenersi per mano per diventare grandi. Rinunciando alle approssimazioni, agli sciovinismi e alle solitudini. Per questo, RENA vuole continuare a rappresentare un porto franco dove si scambiano storie, pratiche e idee, con un approccio politico, ma non tifoso.
Insieme, vogliamo riscrivere il vocabolario della vita pubblica che tenga conto della straordinaria ricchezza di soluzioni generata lontano dai luoghi comuni. Abbiamo dannato bisogno di inventare un nuovo glossario che sappia conciliare il linguaggio della tecnica con quello della poesia.
Siamo convinti che la cittadinanza sia uno spazio di agonismo e pragmatismo, per questo lavoriamo sulle condizioni che ‘abilitano’ la società, fuori dall’equivoco che la politica, specie quella dei decreti e dei bandi, possa tutto.
Per scelta, abbiamo costruito il programma di questa edizione come un palinsesto legato da un filo rosso evidente: il presente è fatto di crisi da accudire e custodire. Matera, con il suo carico di cicatrici e successi, fa al caso nostro. La vergogna, l’orgoglio, il bilico, la vertigine e poi la sfida globale. Dalla storia millenaria di una città permeabile abbiamo molto da imparare. Con i tanti attori locali, lavoreremo per disegnare un’idea dell’apprendimento permanente in un contesto di incompletezza ontologica.
In fin dei conti, sentirsi inadeguati è una scelta epistemologica. Con queste righe lanciamo quindi un invito a quanti vogliano costruire le prossime edizioni di scuola sempre più esperienziale in senso totalizzante. Che porterà a Matera casi ancora più internazionali e progetti “fuori mano” che hanno bisogno di essere condivisi.
I prossimi giorni saranno dedicati ad un lavoro certosino di archiviazione e valorizzazione del patrimonio di conoscenze e saperi sviluppato a Matera (slide, video, foto, testi, tweet, interviste, podcast). Sul gruppo facebook caricheremo le slide che i docenti ci hanno donato. Intanto, sulla nostra pagina trovate le brevi interviste “a bordo campo” e le tante foto scattate da Ilaria del collettivo Action Plan.
Su questo blog trovate invece un diario di bordo, “il caffè di RENA”, ospitato anche sulle colonne de Gli Stati Generali. Il giornale online Linkiesta, col suo direttore Cancellato, ha voluto dar voce a diversi nostri ospiti. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il contributo alacre dei tanti arenauti che hanno investito il loro tempo – comprese le vancanze, in alcuni casi – in questo progetto. Un grazie non scontato va a Simona e Rosanna, che hanno coordinato l’organizzazione.
RENA è alla ricerca di innesti, convinta di non poter bastare a se stessa. I protagonisti della Scuola di Matera sono i nostri “prossimi”, a loro affidiamo il presente. Oggi RENA si rimette al lavoro per continuare a formare, abilitare, costruire. Non perdiamoci di vista!

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