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renaÈ necessario un po’ di tempo per assorbire immagini, idee e contenuti. Due sono le settimane trascorse dalla fine della terza edizione della Summer School del Buon Governo e della Cittadinanza Responsabile ed eventi, volti, idee cominciano a decantare e prendere una forma più organica di quanto vissuto in quei giorni intensi di scambio, socialità, riflessione e divertimento.

Come tutti gli anni, quello che emerge prepotentemente è una gran voglia di partecipazione attiva. È il desiderio di far parte della propria comunità (quartiere, città, regione, associazione, azienda…) assumendosi la responsabilità di contribuire al miglioramento della qualità della vita non solo per sè ma per chi ci sta attorno. Allo stesso tempo, resta un senso di incompiuto, di disorganicità di questo impegno. Tante singole idee, tante singole fonti di energia il cui contributo fatica a unirsi all’interno di una visione condivisa.

E come RENA l’abbiamo vissuto nella difficoltà di portare a compimento la progettualità nata durante le precedenti edizioni della Summer School; qualcosa che continuiamo a vivere come limite della nostra associazione. Ma non ci arrendiamo.

Ogni anno ho l’impressione che – di fronte a una base valoriale comune e un desiderio di far qualcosa per trasformare questi valori nelle fondamenta di una “nuova Italia” – manchino la pazienza, l’opportunità, il coraggio o semplicemente qualcuno che si assuma la responsbilità di cercare di facilitare la formulazione di una nuova visione per il Paese che vorremmo.

L’energia sembra disperdersi nelle discussioni di brevissimo termine; la mancanza di un’opportunità di prendere migliaia di buone idee e buone intenzioni e farne un disegno (come unire i punti da 1 a 100) lascia la frustrazione di disperdere un capitale che potrebbe far rialzare il Paese nell’arco di pochi anni.

Addirittura, il disorientamento e l’attenzione esclusiva al presente mettono in competizione idee ed iniziative che normalmente sono elementi dello stesso puzzle. Siamo diventati tifosi di questa o quell’altra squadra, dimenticando l’effetto che ogni nostra azione potrebbe avere attorno a noi.

Penso che questo sia in parte dovuto alla scarsità delle risorse disponibili (energia degli individui, risorse finanziarie a sostegno di buone idee, attenzione dell’opinione pubblica o spazio politico per la promozione di tante iniziative). Tuttavia, la principale causa sembra essere legata alla mancanza di una leadership visionaria e responsabile che aiuti a facilitare il dialogo sociale ed a ricreare un senso di interesse e scopo comune invece che conciliare interessi contrapposti, incancreniti da anni.

Mi domando a chi benefici una gestione della cosa pubblica in cui si mettano attorno a un tavolo diversi gruppi e si cerchi di trovare una posizione mediana che concili interessi pre-costituiti che nessuno è pronto a rimettere in discussione, a guardare da una prospettiva diversa e riconoscere che la realtà evolve e con essa i bisogni, le opportunità e le soluzioni ai problemi. No, questa non è democrazia – questa è gestione del consenso in modo clientelare di fronte a una larga fetta di cittadinanza che crede che – avendo delegato la voto l’amministrazione e la gestione del Paese – debba sedere ed aspettare soluzioni. La ricerca di soluzioni che facciano apparentemente felici tutti, ma che in realtà non accontentano davvero nessuno.

Oggi è la giornata internazionale della democrazia e mi piacerebbe che ci fosse una lezione da trarre dalla nostra esperienza in RENA a parlare di buon governo e cittadinanza responsabile.

La lezione è che questi due elementi sono due facce della stessa medaglia che rappresentano la risorsa di un Paese.

Che buon governo non è accontentare tutti perché si permette a tutti di dire la propria ed ottenere un po’ di quello che si desidera. Che cittadinanza responsabile non è fare delle buone azioni individualmente o in piccoli gruppi. È necessario mettersi assieme e disegnare la visione del paese che vogliamo affinché la “domanda politica” sia frutto di percorsi condivisi.

Per questa ragione desideriamo maturare per diventare un movimento che unisce e mobilita le comunità del cambimento. In questo modo, si spera sia più facile facilitare la definizione di “offerte politiche” in cui diverse parti sociali dicano quale responsabilità sono pronte a prendere nella realizzazione della visione comune.

Perché l’offerta politica non è monopolio dei partiti o dei movimenti che si lanciano nella competizione elettorale. Quest’ultimi rappresentano gruppi di cittadini che vogliono prendere la responsbailità di rappresentare gli elettori o di amministrare un Paese e le sue comunità. Resta, tuttavia, l’offerta politica fatta da aziende, associazioni, istituzioni formative ed accademiche, singoli individui i cui comportamenti e scelte hanno un impatto sulla realizzazione della visione comune.

Questa è una democrazia in cui nessuno si sente al di sopra dell’altro ed in cui nessuno sente di aver delegato il 100% del proprio essere parte di una comunità ad altri. Questa è una democrazia in cui non solo si partecipa, ma in cui si collabora – ognugno nel ruolo che ha scelto per sè o che si ritrova a ricoprire per vicissitudini di vita.

Questa è la democrazia collaborativa che potrà farci tornare ad essere un paese di tante voci intonate ed in cui ciascuno sarà in grado di dire “ecco qual è il mio ruolo in questo disegno comune; ecco che prendo le mie responsabilità per contribuire alla realizzazione di questa visione per l’Italia”. Buona giornata internazionale della democrazia.

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