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Spunti di riflessione a seguito della lettura di “Età media 59? Riprendiamoci i nomi giovani” di Dario Di Vico su Corriere della sera del 18 maggio 2012
 
Caro Di Vico,
io le dico: ci siamo. Non solo i giovani professionisti all’estero, ma anche quelle belle giovani energie che si sentono esiliati in Patria. Non c’è niente di peggio della retorica sui giovani, il cosiddetto “adultismo”. È come quando medico e familiari parlano del paziente in sua presenza, senza considerare minimamente che la vera forza della guarigione sta nella volontà di credere ed impegnarsi nel percorso di cura del malato stesso.
Allora, tanti giovani hanno smesso da tempo di sentirsi malati e condannati ed hanno scelto la maniera più antica di fare politica: essere cittadini. So che questo lei lo sa e non desidero fare una lezione a chi avrà la pazienza di leggere, ma solo approfittare del suo spunto e da quello dello studio pubblicato da Coldiretti per dire che l’impegno è già in atto e che manca l’ultimo miglio, quello di arrivare a giocare un ruolo anche più presente nei luoghi di presa di decisione classici (Amministrazioni locali, Parlamento, Governo). Le amministrazioni locali, a onor del vero, sono già abbastanza rappresentative di giovani eletti e non vorrei spossessare questi cittadini impegnati in politica attiva del ruolo importante che stanno giocando – farei un torto a tanti amici.
La questione è che per chi non è già vecchio di mentalità (perché l’età anagrafica conta fino a un certo punto, mi creda) manca un progetto nel quale identificarsi e mancano le forze materiali (e per questo intendo economiche, mediatiche, logistiche) per emergere, oltre che una leadership visionaria che possa fare la sintesi della nuova Italia di cui ogni giorno assaporiamo idee, volontà, rabbia, domande, risposte. Certi si celano dietro nomi di battaglia (pensiamo solo a certi pseudonimi su twitter); altri ci mettono il nome, la faccia, il sorriso e le proprie reti per fare rete nell’impegno collettivo.
La nostra Costituzione, che è una delle poche basi che ancora ci unisce davvero tutti – oso credere – sancisce che Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono lautonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma). Si chiama SUSSIDIARIETÀ. Il vero problema sta nel fatto che non è così. L’impegno dei cittadini è considerato lodevole, ma non necessario – buone parole e retorica a parte. Il nostro Paese non investe consapevolmente nella prima ed inesauribile ricchezza: i suoi abitanti. Ed utilizzo il termine abitanti perché la cittadinanza purtroppo non  è ancora estesa a tutti coloro che questo Paese lo vivono, lo aiutano a crescere ed a stare in piedi e lo valorizzano in giro per il mondo.
Le nuove generazioni stanno facendo la loro parte e sono pronte a fare di più, se i meccanismi di inclusione politica si apriranno. Una forte società civile è fonte di una classe politica consapevole della vita del Paese (al contrario di quanto accade da diversi anni). Per preservare la prossimità tra responsabili della cosa pubblica e cittadini è necessaria una maggiore permeabilità, innanzitutto di idee e, poi, di ruoli.
Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità; è evidente nel percorso e nell’impegno di ogni giorno. Stiamo anche cercando di capire come scardinare l’immobilismo partendo da metodi innovativi e dal confronto con quello che succede attorno a noi. Non è una guerra, ma un’alleanza fa generazioni. Fra persone che riconoscono che come in ogni  gara, è necessario alternarsi per tirare la volata. La differenza tra noi e chi ci precede è che la generazione dei trentenni sta già guardando a chi segue (diciottenni, ventenni) per assicurare una continuità di pensiero, di progetto e di visione. Perché il Paese è uno solo e chi non lo capisce è miope. Noi lo abbiamo capito e siamo aperti a chiunque voglia contribuire a scrivere questa nuova storia d’Italia. Tra di noi la chiamiamo #Italianspring.
 
Francesco Galtieri
@f_galtieri
 

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