Riprende il nostro percorso di riflessione sul tema della fiducia. Dopo le interviste a Luca De Biase, Patrizia Ravaioli, Francesco CancellatoMarco Annoni, e le risposte di Mattia Diletti, Ezio Manzini e Dino Amenduni, pubblichiamo oggi altri tre contributi a questo brainstorming collettivo. Rinnoviamo l’invito a contribuire a questa ricerca di senso rispondendo al questionario online che trovate qui: http://www.progetto-rena.it/trust-in-progress/
Grazie in anticipo per tutti gli stimoli che deciderete di mettere in comune. Ogni stimolo in più conta. Buona lettura!
 
Paolo Venturi – AICCON Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

La fiducia è quell’elemento che cambia la natura e l’esito di una relazione, sia essa economica, sociale o istituzionale.  La fiducia di fatto amplia la realtà, trasforma l’inevitabile in inatteso (J.M.Keynes) ed è la condizione affinché un “bene” possa essere condiviso. La riduzione dello “stock” (inteso come capitale) di fiducia – nel senso che se ne consuma più di quella che venga generata – è un problema enorme ed è all’origine del fallimento di molte policy, della crescita di comportamenti opportunistici nelle scelte economiche e nell’esecuzione dei contratti ed è causa dell’incertezza che pietrifica la naturale propensione delle persone a collaborare. Di fatto l’assenza di fiducia impedisce la costruzione del futuro ed è all’origine della visione che basa le scelte in una logica di breve periodo (corto-termismo).

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

Generare fiducia è l’esito inatteso di una relazione “non strumentale” basata sulla reciprocità, diventa perciò fondamentale il fine ultimo della relazione e la motivazione che la muove; i presupposti della fiducia sono il mutuo-riconoscimento e l’identità dell’altro. Si capisce bene quindi cosa metta in crisi la fiducia: nel mercato l’ideologia secondo cui l’efficienza sia sufficiente per garantire la crescita, nelle politiche che il solo atto redistributivo sia sufficiente a garantire equità. La crisi della fiducia si genera ogni qualvolta si pensa che Stato e Mercato possano farne a meno. Sappiamo invece che se il capitale civile (fiducia generalizzata) è alto e distribuito, è più facile competere e produrre valore (lavoratori sono più motivati e la cooperazione fra imprese è più alta) e le politiche pubbliche diventano più efficaci, poiché partecipate. La fiducia è un legame (fides – corda) e senza legami non esiste la possibilità di costruire  relazioni e quindi comunità.

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Con AICCON abbiamo recentemente pubblicato questo un paper dal titolo “Fiducia, reciprocità, mercato”. Lo potete scaricare da qui http://www.aiccon.it/pubblicazione/fiducia-reciprocita-mercato/

Chi sono le “fonti di informazione” credibili quando si parla di fiducia in Italia? C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?
Ormai tutte le società di sondaggi monitorano la fiducia degli italiani (recentemente ho visto un bel sondaggio di IPSOS), credo che però non sia un modo corretto per misurarla. Misurare il capitale sociale è oggetto di molti studiosi ( economisti, sociologi, designer, ecc), un buon punto di partenza per approfondire è il sito http://www.socialcapitalgateway.org/ . I sondaggi si fermano spesso alla percezione, mentre è importante anche pesare la qualità della fiducia dentro le scelte: la disponibilità a condividere per alcuni può essere espressa dalla disponibilità a chattare, per altri invece può arrivare fino al punto di andare a trovare un amico dall’altra parte della città o condividere risorse per un interesse generale.  

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

La fiducia nasce da atti di reciprocità, dal dono, da azioni gratuite, da azioni di condivisione. L’alto tasso di disuguaglianza e il basso grado di offerta e di qualità di beni pubblici e beni comuni  ( istruzione, salute, sicurezza, ambiente,ecc) fanno crollare la fiducia nelle istituzioni e aumenta l’incertezza. I fallimenti del mercato e comportamenti opportunistici delle imprese dilapidano la fiducia nel mercato ( vedi spread, che che altro non è che un indicatore di s-fiducia), l’uso eccessivo di incentivi (leggi buonuscite milionarie o l’alto gap fra i compensi) spiazza le motivazioni intrinseche e la fiducia di chi lavora, i comportamenti non etici e poco trasparenti del non profit depauperano il desiderio di donare.
Insomma rinunciare alla fiducia è troppo costoso e insostenibile, a tutti i livelli.
Chi genera fiducia è perciò visibile innanzitutto per la capacità generativa che nasce nei pressi della sua azione e si manifesta in più collaborazione, più cooperazione, più comunità, più civismo, più equità, più innovazione sociale.
L’esito della fiducia  è un surplus.   
Occorre poi ricordarsi che la fiducia va condivisa: se si genera e circola solo dentro alla propria cerchia (bonding social capital) diventa un problema e genera poi nel tempo la sindrome del  “group think” ossia il rischio che un’organizzazione diventi molto coesa, ma autoreferenziale e ultimamente escludente. Per questo i generatori di fiducia sono persone aperte e amanti del pensiero divergente.

C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

Come istituzione: “l’Archivio sulla Generatività italiana” che sta raccogliendo buone prassi e pratiche sulla fiducia.

Come persone? Beh tanti, tantissimi. Da  chi fa cooperazione – inserimento lavorativo – innovando (Consorzio città essenziale – Matera) a chi fa impresa condividendo il valore con i propri lavoratori e con la comunità (Gruppo Loccioni); passando per chi abita la città in modo diverso, collaborativo, creando comunità con i propri vicini (Social Street –  Luigi Nardacchione), sino ad arrivare a chi propone l’esperienza culturale come dispositivo per far scelte di valore e chi fa politiche di lungo periodo investendo sui giovani.

 
Stefano Mirti – IdLab

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Tema interessante. Soprattutto in un paese come l’Italia. A me sembra che il tema della fiducia sia (forse) interessante in termini astratti.

Ci sono una serie di pratiche, valori, attitudini che è interessante analizzare: capacità di fare network, guardare vicino / guardare lontano, il tema delle reti relazionali, il tema della fiducia, quello della reputazione, etc.

Non credo che il tema della fiducia si affronti mettendosi a tavolino e cercando di capire come si “crea”. Se ci sono un set di valori dati (non riferiti alla fiducia) allora si genera fiducia. Se mancano questi valori, allora tutto diventa complicato.

Per capirsi: se io mi laureo in un mondo dove tutti i laureati trovano lavoro, ho massima fiducia nella scuola e nei miei insegnanti. Se invece io mi laureo in un mondo dove non troverò mai lavoro, non posso avere alcuna fiducia nella scuola e nei miei insegnanti. Se siamo nel secondo caso, la scuola e gli insegnanti possono dedicare grande sforzo e attenzione rispetto alla creazione della fiducia. Dopodichè, questo, a grandi linee, non serve a niente.

Un’istituzione, un’azienda, un gruppo può “comprare” o mettere a punto una strategia di marketing. La fiducia mi sembra un’altra storia.

Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?

Le cause a monte sono (a mio avviso) di macro livello. C’è una globalizzazione difficile da gestire, ci sono flussi di migranti, difficoltà economiche, cambi di paradigma, questioni legate alla tecnologia e agli strumenti di comunicazione. Se il quadro d’insieme è molto difficile e complesso, allora vado a guardare con occhio diverso fenomeni e soggetti che magari di loro natura non sono cambiati.

Per dire, io ho fiducia nel mio sindaco, nel presidente del consiglio. Se all’improvviso perdo il mio lavoro o se arrivano 100.000 migranti e nessuno sa dove metterli (o che cosa fargli fare), allora tendo a “perdere” la fiducia nel mio sindaco. Ma questo capita non perché qualcuno è cambiato o, all’improvviso, è diventato disonesto. Semplicemente è cambiato il contesto nel quale agisce e allora, di conseguenza…

La crisi di fiducia (a mio avviso) non è una causa, quanto piuttosto un effetto. Forse su questo passaggio svilupperei l’eventuale nota critica rispetto al vostro lavoro. Voi immaginate un percorso dove riaggiustando la faccenda della fiducia, allora l’Italia si aggiusta. A me sembra di poter dire che si tratta eventualmente dell’esatto contrario. Negli anni ’60 del secolo scorso, la fiducia in Italia non era un tema. Perché economicamente tutto funzionava bene. Curiosamente, dopo dieci anni di grande crisi, ci accorgiamo che la fiducia è venuta meno. Ma che cos’altro sarebbe potuto succedere?

Detto diverso, bisogna generare (qui e ora) plusvalore in termini di PIL, affrontare di petto una serie di tematiche centrali (la formazione, il lavoro, il tema delle pensioni, etc.). Il think tank monografico dedicato alla fiducia non mi sembra il passaggio fondamentale del processo di miglioramento delle condizioni sociali, economiche, culturali del nostro paese.

A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?

Alcuni link utili per inquadrare il discorso:

Quest’ultimo link non è sulla fiducia, ma sull’importanza di “costruirsi un buon nome, una buona reputazione”; non è centrale rispetto al vostro ragionamento, ma è molto bello – nonché breve.

Chi sono le “fonti di informazione” credibili quando si parla di fiducia in Italia? C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?

Magari ci sono, ma in linea di principio tendo a osservare con distacco il lavoro degli istituti di ricerca che sono giustamente e intrinsecamente non neutri.

Una “fonte di informazione credibile” in Italia… Non saprei dire. Mi sembra che nel nostro paese abbiamo grandi eccellenze e qualità assolute. Le fonti di informazione credibile non mi sembrano essere l’area su cui diamo il meglio di noi stessi.

Per sapere di chi si fidano gli italiani, non c’è grande sforzo da fare. Gli italiani si fidano della mamma, del cugino, del cognato, della famiglia, del clan più stretto. Con tutte le varie positività e negatività ad esso connesse. Per una serie di motivi storici, culturali, sociali, siamo tutti a conoscenza di questa grande differenza che c’è tra le nazioni mediterranee e quelle del centro e nord Europa (sul tema della fiducia del cittadino verso i suoi simili e verso le istituzioni).

Come si trovano i nuovi “intermediari di fiducia”? Che azioni ci consiglieresti di intraprendere per intercettarli?

Domanda delicata. Un intermediario di fiducia che è cosciente del suo ruolo e della sua funzione in genere tende a spendere il suo capitale sociale per vantaggio personale. Da questo punto di vista, il faccendiere, il lobbista, quello che ti raccomanda, sono ottimi esempi di intermediari di fiducia.
C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”? Un soggetto di cui ti fidi, che rappresenta un punto di riferimento per rispondere a dei bisogni o che ispira la tua percezione del mondo e del tuo impegno civico? Che cosa gli attribuisce queste capacità?

L’esempio perfetto di generatore di fiducia è ovviamente ogni forma di crimine organizzato (che si fonda sulla fedeltà e fiducia assoluta).

Più in generale, i sistemi che si fondano sulla fiducia, sono lontani dal mio modo di pensare. I membri della setta religiosa xyz vivono all’intero di un sistema che genera fiducia. Stesso dicasi per gli ultras della curva, gli affiliati a una qualche forma di malavita (locale e/o globale), i partiti politici che vivono rispetto al grande capo carismatico e così via.

Io diffido della “fiducia” perché è un valore incredibilmente e intrinsecamente ambiguo. A me piace vivere in un mondo dove ci sono dei rapporti che sono regolati da codici civili e codici penali. Questa idea che poi devo votare il capo carismatico perché mi fido di lui, a me sembra (sul lungo periodo) disastrosa. Una volta gli italiani si fidavano delle banche. Adesso non si fidano più. Essendo che il fine ultimo della banca non è quello di farci felici (quanto piuttosto il loro profitto), direi che abbiamo fatto un passo avanti.

Il mondo precedente dove tutti si fidavano di tutti (del segretario di partito, del carismatico leader sindacale, della chiesa, del professore, del carabiniere) era un mondo molto più semplice che non c’è più. Questa nuova condizione dove poi ognuno di noi, di volta in volta, deve esaminare con attenzione chi ha di fronte (sviluppando pensieri e ragionamenti in merito), a me sembra uno notevole passo in avanti.

 
Leonardo Previ – Trivoquadrivio e Università Cattolica 

In quali ambiti pensi sia più urgente o importante affrontare il tema della creazione di fiducia? Con che prospettiva pensi che abbia senso occuparsene?

Non credo che la fiducia sia qualcosa che va creato, mi pare meglio parlare di scambio. La fiducia è un elemento che viene scambiato attraverso gli incontri, le relazioni, gli scontri. Non ho esperienza di una fiducia creata unilateralmente.
Possiamo parlare di fiducia solo se pensiamo a quello che “accade tra” e che perciò non si trova né da una parte né dall’altra: si trova in mezzo. Questo è precisamente quello che distingue la fiducia dalla fede, perché quest’ultima non ha bisogno di una relazione per essere alimentata.
Mentre si può parlare di “fede cieca” (io sono poi convinto che la fede non possa che essere cieca, per questo m’interessa poco) non ha alcun senso riferirsi a una “cieca fiducia”, se non nei casi in cui intendiamo abbandonare la relazione per abbandonarci alla simbiosi (quella cosa che accade quando si è talmente innamorati che si vorrebbe diventare la persona di cui si è innamorati).
Da cosa deriva, secondo te, la crisi di fiducia in cui siamo immersi? Indica le tre principali cause scatenanti che ti sembrano più rilevanti. Cosa si intende per te fiducia? Fiducia verso la Comunità e il prossimo? Fiducia per le Istituzioni o altro?
La fiducia è un bene intangibile determinante per la coesione comunitaria. Come tale, non può essere ridotto ad alcun elemento materiale (trattato, accordo, contratto o simili). La fiducia è sempre a rischio perché si fonda su dinamiche ineffabili, impossibili da controllare appieno ed esposte al costante rischio del fraintendimento.
Perciò chi volesse tutelare la fiducia, come suggeriscono un po’ astrattamente le vostre domande, dovrebbe innanzitutto conservare un atteggiamento di “apertura vigile”. Apertura, perché occorre muovere sempre dal presupposto che l’altro meriti la nostra fiducia e quindi porgere la nostra; vigile perché non si deve dare per scontato che l’altro comprenda le nostre buone intenzioni.
Bisogna sempre essere disposti ad avere fiducia e bisogna sempre accertarsi che l’altro abbia ben compreso la nostra intenzione. Qualsiasi atteggiamento che si collochi anche poco al di sotto di questa apertura vigile, nuoce allo scambio della fiducia e dunque ne ostacola la circolazione. Suona impegnativo, ma a me pare che le cose stiano così.
D’altra parte, se le comunità non provvedono alla condivisione degli opportuni supporti materiali, lo scambio della fiducia diventa più difficile. Gli statuti comunali del XII secolo restano, a mio parere, il miglior esempio di oggettivazione della fiducia: si tratta di un patto tra pari che rovesciano le istituzioni e si fanno carico della responsabilità ubiqua della convivenza autoregolata, un miracolo che non ha precedenti e che è tutt’ora il miglior esempio di flusso fiduciario che si conosca.
A livello teorico, conosci riferimenti utili a spiegare i meccanismi alla base della creazione di fiducia? Un articolo, un paper, un libro, una ricerca che consideri particolarmente rilevante? Una analisi da cui pensi sia utile partire?
Poiché la fiducia è così importante, gli autori importanti ne parlano quasi tutti. Tra loro, due sono quelli che alla fiducia hanno dedicato le pagine più belle: Cornelius Castoriadis e Ivan Illich.
C’è un istituto di ricerca, un sito, uno studio che ti ha aiutato a rispondere alla domanda “di chi si fidano gli italiani?”. C’è una persona o una organizzazione che per te rappresenta l’esempio perfetto di un “generatore di fiducia”?
Siccome la fiducia non è un oggetto che si può creare, risulta impossibile anche possederla. Non si può “avere fiducia”, se non temporaneamente. Non si tratta di una banale questione terminologica, si tratta piuttosto di comprendere che la fiducia comporta impegno costante, un impegno che, se viene meno, fa venir meno anche la fiducia. Perciò trovo difficile spersonalizzare la fiducia e appiccicarla a qualcosa o a qualcuno. Non ho fiducia in nulla che non possa consentire un incontro.
Naturalmente mi riferisco alla fiducia che circola tra la persone. Altro è la fiducia intesa come atteggiamento (“ho fiducia che non piova quindi non prendo l’ombrello”; “ho fiducia nell’ISTAT perciò credo non menta”). Della fiducia come atteggiamento so pochissimo e pochissimo m’interessa, perché mi pare più una questione da statistici – esperti di numeri che m’ispirano pochissima fiducia.