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Vittorio - Montebruno (Genova), Liguria


Con un po’ d’immaginazione, nell’arco di 150 anni possiamo collocare le vite di due settantacinquenni: la prima va dall’unità d’Italia ai primi anni ’30 del Novecento; la seconda segue, dagli anni ’30 fino a oggi. Questi due settantacinquenni immaginari hanno vissuto due Italie profondamente diverse.
Negli scorsi 75 anni, l’Italia ha subito dei cambiamenti radicali. Una componente essenziale di questo cambiamento può essere ricondotta all’industrializzazione di una nazione tradizionalmente agricola e alla consecutiva emigrazione dai paesi verso i centri urbani. Con questa pesante emigrazione, i villaggi, i paesini e le cittadelle che costellano la catena Appenninica, un tempo linfa vitale della tradizione e folklore italiano, si stanno spopolando.
Durante il mese di luglio 2011, abbiamo percorso la spina dorsale del Bel Paese, alla ricerca di questi paesi in via d’estinzione. Senza un itinerario predefinito, abbiamo viaggiato per due settimane, dal Piemonte alla Puglia, evitando autostrade e grandi centri urbani, percorrendo le strade provinciali e di campagna che connettono i villaggi e le piccole città d’Italia. In queste città, abbiamo incontrato gli anziani d’Italia.
Anziani che, paradossalmente, condividono la loro età con quella di buona parte della classe dirigente italiana, ma che hanno delle storie alle spalle decisamente diverse. Abbiamo passato molto tempo con questi anziani, ascoltando le loro storie, prendendo note, scattando fotografie. I loro racconti ci hanno ricordato che anche in una Italia reduce dalla guerra e dove si viveva con poco, il talento individuale era capace di svilupparsi. Inseguire i propri sogni non era impossibile sebbene, all’epoca, le voci della società imponessero di stare al proprio posto ed aspettare il proprio turno.
Un altro aspetto che abbiamo notato durante il viaggio è quello della rottura con i giovani. Molti degli anziani con cui abbiamo avuto il piacere di parlare ci hanno confessato che non parlano quasi mai con i più giovani. Si ritrovano sempre a parlar tra di loro, se hanno la fortuna di stare bene di salute, oppure restano da soli, senza poter raccontare “una vita che era epica anche quando era banale” (1). “Una vita” è un saggio fotografico che raccoglie le storie e i ricordi si queste vite. Storie di sofferenza e nostalgia, di coraggio e soddisfazioni.
Alberto Pepe e Veronica Olivotto, 2011.
http://unavitaphoto.com/
(1)  Franco Arminio, “Terracarne”. Mondadori.
 
 

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