Summer School, 29 agosto 2011

“L’idea della partecipazione civica è un po’ come mangiare gli spinaci: nessuno è contrario per principio perché ci fa bene alla salute”. Esordisce così Ernesto Berlisario, citando Sherry Arnstein, in apertura della seconda giornata di lavori.
Il focus si sposta sulla valutazione del successo delle politiche pubbliche. Mentre Pierpaolo Settembri introduce il quadro metodologico del valutare, Ernesto Belisario, Morena Ragone e Alberto Cottica entrano nel vivo delle prospettive partecipative offerte dall’e-government e dagli open data, in un contesto normativo complesso e ancora tutto da costruire. La premessa è che l’open government di per sé non garantisce la partecipazione se non accompagnato da un intervento formativo sui cittadini.
Detto questo, come si fa open data?
Gran parte del patrimonio informativo pubblico è imprigionato in archivi inutilizzabili, i dati vanno “liberati” per garantire benefici su tre livelli: consentire alle amministrazioni di fare più con meno; accrescere la trasparenza rendendo possibile la partecipazione dei cittadini; creare nuovi modelli di business e nuovi mercati nell’economia dell’immateriale. Prospettive appetibili, eppure il Kenia sembra essere l’unico paese al mondo ad aver inserito gli open data nella propria costituzione. Più nel concreto, l’accessibilità dei dati diventa  presupposto fondamentale per un’effettiva valutazione partecipata delle politiche pubbliche.
Nel pomeriggio il Prof. Giovanni Schiuma aggiunge un tassello alla discussione, imponendo all’aula un cambio di prospettiva sui contenuti della valutazione:  un processo che consiste prima di tutto nel porsi le domande più appropriate per la presa di decisione. “Dalla qualità delle domande che saprete porvi dipende la possibilità di liberare le vostre energie” conclude Schiuma. Porsi le domande giuste diventa il primo passo per un valutare capace di produrre le migliori risposte ai bisogni dei cittadini.
L’agenda fitta di incontri si chiude in tarda serata, con Emanuela Patti e un laboratorio sull’immagine dell’Italia sulla stampa estera. Anche in questo caso, gli spunti migliori sono le domande che restano sospese, quelle da digerire e restituire sotto forma di soluzioni creative. E’ utile dare spazio a una contro narrazione dell’Italia in un portale sul buon governo? In che modo un territorio può contribuire a costruire un’immagine più vicina al vero della quotidianità nel nostro paese? 

La discussione è aperta!